UNAIDS: in vista della Giornata Mondiale contro l’AIDS esce il rapporto 2015

La lotta contro l’AIDS registra progressi in tutto il mondo, tuttavia, il cammino è ancora troppo lento. La priorità ora è concentrare gli investimenti nelle aree più critiche, per ottenere successi duraturi.

di Stefania Burbo

Secondo il rapporto Focus on location and population: on the Fast-Track to end AIDS by 2030 di UNAIDS, i progressi degli ultimi 15 anni sono stati straordinari. A giugno di quest’anno, 15.8 milioni di persone avevano accesso alla terapia antiretrovirale, contro i 7.5 del 2010 e i 2.2 del 2005. Alla fine del 2014, il numero di nuove infezioni erano calate del 35% rispetto al picco del 2000 e i decessi correlati all’AIDS erano crollati del 42% rispetto al picco del 2004.
“Ogni cinque anni abbiamo più che raddoppiato il numero di persone in terapia salvavita”, dichiara Michel Sidibé, direttore esecutivo di UNAIDS. “Dobbiamo continuare così anche nei prossimi cinque anni, per interrompere l’epidemia ed evitare che riparta”.
Grazie alla terapia antiretrovirale, le persone che hanno contratto l’HIV possono vivere più sane e più a lungo. Il numero di quanti hanno l’HIV nel mondo, dunque, è aumentato: 36.9 milioni alla fine del 2014, secondo UNAIDS. I Paesi si stanno attrezzando per raddoppiare il numero di persone in terapia entro il 2020. Adottando un approccio rapido, il cosiddetto Fast-Track to end AIDS by 2030. Fondamentale per raggiungere l’obiettivo di UNAIDS “90-90-90”: diagnosticare il 90% delle infezioni da HIV, far entrare in terapia il 90% delle persone con diagnosi di HIV e raggiungere l’abbattimento della carica virale HIV nel 90% delle persone trattate entro il 2020.
Per evitare che l’AIDS continui a essere una minaccia per la salute pubblica, ci vuole una reazione più veloce e più mirata, che preveda l’utilizzo di dati migliori per mappare le aree in cui si registrano le nuove infezioni di HIV più consistenti. Per aiutare i Paesi a realizzare questo approccio rapido, UNAIDS fornisce nel nuovo rapporto più di 50 esempi di comunità, città e Paesi che stanno utilizzando approcci innovativi per offrire servizi di prevenzione e terapia a un numero sempre più ampio di persone.
Il rapporto, inoltre, evidenzia come programmi a elevato impatto di prevenzione e terapia – profilassi pre-esposizione, circoncisione maschile su base volontaria, servizi per la salute sessuale e riproduttiva – siano realizzati con successo in luoghi diversi e a favore di popolazioni diverse. Fra queste, ragazze adolescenti, giovani donne e i loro partner, donne incinte che hanno contratto l’HIV, operatrici e operatori del sesso, persone transgender, persone gay e coloro che fanno uso di sostanze stupefacenti per via iniettiva.
Nel rapporto UNAIDS identifica 35 Paesi “Fast-Track” che insieme totalizzano il 90% delle nuove infezioni da HIV. Se ci si concentra sulle aree geografiche, le popolazioni e i programmi a impatto elevato, si raccoglieranno i frutti entro il 2030: 21 milioni di decessi correlati all’AIDS e 5.9 milioni di nuove infezioni in meno.
“Tutti hanno diritto a una vita lunga e sana” sostiene Sidibé. “Dobbiamo portare i servizi per l’HIV laddove ci sono le persone maggiormente colpite e dobbiamo assicurarci che tali servizi siano erogati in un contesto sano e rispettoso, con dignità e senza discriminazione”.
Secondo il rapporto, nelle aree con un minor numero di persone che hanno l’HIV e una più bassa prevalenza, è più probabile che ci siano comportamenti discriminatori rispetto alle aree in cui vi sono più casi di HIV. Questo risultato apparentemente contraddittorio è spiegato con l’educazione e con la conoscenza del virus, che sono più alte nei Paesi con prevalenza elevata dove un maggior numero di persone beneficia della terapia antiretrovirale. I comportamenti discriminatori rendono più difficile nelle aree a bassa prevalenza farsi avanti e cercare servizi per l’HIV, perché si temono stigma e ritorsioni.
Adottando l’approccio “Fast-Track” di UNAIDS all’interno delle comunità, delle città e dei Paesi più colpiti dall’HIV, assumendo una forte leadership e mettendo in campo investimenti consistenti, si può arrestare l’epidemia di AIDS entro il 2030, come si prefigge la nuova Agenda 2030, che racchiude gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.
Stime UNAIDS 2014-2015:
15.8 milioni di persone con accesso alla terapia antiretrovirale (giugno 2015)
36.9 milioni [34.3–41.4 milioni] di persone con l’HIV nel mondo (fine 2014)
2 milioni [1.9–2.2 milioni] di persone hanno contratto l’HIV (fine 2014)
1.2 milioni [980 000–1.6 milioni] di persone decedute per malattie correlate all’AIDS (fine 2014)

FONTE: UNAIDS

Giornata mondiale contro l’AIDS: “Entro il 2030 si può debellare”

Il direttore Relazioni Esterne del Global Fund e la portavoce dell’Osservatorio AIDS fanno il punto della situazione sulla lotta all’AIDS

 

In occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS alcuni tra i principali attori impegnati nella lotta alle pandemie illustrano gli ottimi progressi raggiunti, le criticità e gli obiettivi futuri.

 

Christoph Benn, direttore per le relazioni esterne del Fondo Globale per la Lotta contro AIDS, TBC e Malaria, ha spiegato: “Da alcuni anni assistiamo ad una notevole riduzione di morti correlate all’AIDS. Attualmente, il Fondo Globale sostiene 6,3 milioni di persone in trattamento antiretrovirale. Nonostante questi progressi rilevanti, non dobbiamo supporre che il problema sia risolto. HIV e AIDS sono ancora la prima causa di mortalità nell’Africa subsahariana tra gli adulti”. Secondo recenti dati resi noti da UNAIDS, programma delle Nazioni Unite sull’AIDS, hanno perso la vita a causa del virus 1.5 milioni di persone nel 2013 ed oltre due milioni di individui sono stati contagiati. Occorre considerare che nell’ultimo decennio sono stati fatti enormi progressi, “Circa dodici anni fa il tasso di copertura della terapia antiretrovirale salvavita era del 2%, oggi siamo arrivati quasi al 60´%” tiene a precisare Benn.

 

Ci sono fattori da cui il progresso della lotta all’AIDS non può prescindere. Tutti gli attori coinvolti nell’azione contro le pandemie pongono l’accento sulle cosiddette ‘popolazioni chiave’: “Abbiamo imparato che l’AIDS non è distribuita in modo uniforme tra la popolazione mondiale – spiega l’esponente del Global Fund -, quindi c’è la necessità di piani d’azione mirati, volti a raggiungere gli individui che si trovano in aree di alta trasmissione della malattia”. Il diritto di accesso alle cure e alla terapia è altresì da considerare un pilastro della lotta all’HIV/AIDS. Sono i bambini a soffrire maggiormente proprio della mancanza di accesso alla terapia e nel 2013, circa il 60% delle nuove infezioni tra i giovani della fascia d’età 15-24 anni è stato contratto da donne.

 

“La lotta contro l’AIDS ha registrato progressi enormi e diffusi – spiega Stefania Burbo, portavoce dell’Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS -, ma rimane ancora molto da fare. Mancano all’appello del Fondo Globale per la Lotta contro AIDS, TBC e Malaria, il principale finanziatore multilaterale nel campo della salute globale, 2.5 miliardi di dollari per contrastare efficacemente le tre pandemie”. L’Osservatorio AIDS si unisce all’appello della società civile europea, affinché i Governi si impegnino a destinare le risorse che si ricaveranno dalla Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF) a settori chiave per lo sviluppo, tra cui la salute globale, ricorrendo anche a fondi multilaterali già esistenti, come il Fondo Globale. “La Tassa sulle Transazioni Finanziarie – conclude Burbo -, ovvero un’imposta estremamente ridotta sulla compravendita di strumenti finanziari che l’Italia ha deciso di adottare insieme ad altri 10 Paesi europei, potrebbe contribuire a ridurre questo gap finanziario”.
Contatti stampa:
Eleonora Pochi – Media Officer Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS
Italian Network against AIDS
Via Colossi, 53 – 00146 Roma – Italia
tel. +39 388 8414818 – e-mail: osservatorioaids@ong.it – website: www.osservatorioaids.it

1.12.2014: Giornata Mondiale lotta all’AIDS. La società civile chiede ai governi maggiore impegno: “Sconfiggere l’AIDS è possibile”

La lotta contro le pandemie sta attraversando una fase cruciale. L’incremento degli investimenti, le recenti scoperte scientifiche, la riduzione dei costi e un migliore know-how hanno prodotto buoni risultati negli anni. Le pandemie, tuttavia, continuano a imporre un tributo devastante in termini di vite umane, rappresentando anche un ostacolo allo sviluppo economico. Secondo le stime di UNAIDS – il programma delle Nazioni Unite sull’AIDS – lo scorso giugno 13.6 milioni di persone sieropositive avevano accesso al trattamento antiretrovirale salvavita, un avanzamento considerevole verso il traguardo di 15 milioni di persone in terapia entro il 2015. Ma rimane ancora molto da fare per raggiungere, entro il 2020, il cosiddetto target “90-90-90” fissato da UNAIDS; garantire cure e terapia al 90% delle persone con HIV, permettere al 90% delle persone sieropositive di essere consapevoli del proprio stato virale ed azzerare la carica virale per il 90% delle persone in terapia. UNAIDS pone inoltre l’accento sul rispetto dei diritti umani, indispensabile per incrementare i risultati nel campo della Salute globale.

Il caso del Ruanda. “Oggi sappiamo che il rischio di trasmissione durante rapporti sessuali non protetti è praticamente nullo in caso di carica virale non rilevabile – spiega Francesca Belli, advocacy manager per AIDES, la più grande ONG europea di lotta contro l’AIDS -, quindi possiamo prevenire nuove infezioni. In Ruanda, oltre l’80% delle persone che vivono con l’HIV hanno accesso alle cure e dopo 18 mesi hanno una carica virale non rilevabile. Questo Paese ha calcolato che, investendo 12,7 milioni dollari in trattamenti nell’arco dei prossimi cinque anni, risparmierà 27,3 milioni grazie al calo della mortalità e delle nuove infezioni: 6000 morti e 7000 nuove infezioni sarebbe evitate. Lottare contro l’HIV è un investimento: ogni dollaro impiegato nella prevenzione genera 12 dollari aiutando a prevenire nuove contaminazioni. Se riusciremo a fermare le nuove infezioni, potremo finalmente mettere la parola fine alla trentennale storia dell’AIDS”.

 

Negli ultimi dieci anni il Fondo Globale per la Lotta contro AIDS, Tubercolosi e Malaria (GFATM) ha dato un vigoroso impulso alla lotta globale alle pandemie, divenendo il principale finanziatore multilaterale nel campo della Salute globale. Per continuare in direzione del progresso e trasformare AIDS, TBC e malaria da epidemie a elevata trasmissione in malattie endemiche a bassa diffusione è necessario incrementare gli investimenti.

 

Il ruolo della Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF) nella lotta all’AIDS. L’Italia è uno degli 11 Paesi europei che ha deciso di adottare la Tassa sulle Transazioni Finanziarie, che potrebbe generare oltre 30 miliardi di euro. La società civile europea rivolge un appello ai Governi che hanno aderito alla TTF, affinché destinino le risorse che si ricaveranno dalla tassa al contrasto dei cambiamenti climatici e alla lotta contro la povertà in Europa e nel Sud del mondo. Si chiede che la TTF sostenga programmi di sviluppo a favore dell’istruzione e della salute globale, anche attraverso fondi multilaterali già esistenti, come il Fondo Globale“ Grazie alla tassa sulle transazioni finanziarie – sottolinea AIDES, tra i leader della campagna TTF in Francia – i leader Europei hanno l’occasione di generare nuovi fondi da investire nella lotta contro AIDS, nelle nuove generazioni e nell’energia umana, l’unica che può cambiare il mondo”.

 

Contatti stampa:
Eleonora Pochi – Media Officer Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS
Italian Network against AIDS
Via Colossi, 53 – 00146 Roma – Italia
tel. +39 388 8414818 – e-mail: osservatorioaids@ong.it – website: www.osservatorioaids.it

Una generazione libera dall’AIDS

In occasione della Giornata Mondiale di lotta all’AIDS, nell’ambito della campagna “Fermiamo l’AIDS sul nascere”, Cesvi, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma e con la partecipazione di Alessio Boni, organizza un convegno dal titolo “Una generazione libera dall’AIDS”.

Secondo le più recenti stime UNAIDS, le persone che convivono con l’HIV sono 35 milioni.L’infezione da HIV continua a propagarsi e l’AIDS rimane la pandemia che miete più vittime al mondo.

Dall’inizio dell’epidemia, hanno contratto l’HIV circa 78 milioni di persone e 39 milioni sono morte a seguito di malattie opportunistiche. Ci sono state più di 2 milioni di nuove infezioni, 240.000 delle quali hanno colpito i bambini. I 12.9 milioni di malati che hanno accesso al trattamento antiretrovirale rappresentano soltanto il 37% delle persone affette dal virus.

L’Africa Subsahariana è la zona più colpita al mondo. Nel 2013, il numero di persone che convivono con l’HIV è arrivato a 24.7 milioni: più della metà sono donne e circa 2.9 milioni bambini.

Tra il 2005 e il 2013 in Africa si è registrato un miglioramento. Le morti sono diminuite del 39% e dal 2009 è calato il numero di infezioni tra i bambini. Eppure, nel 2013 ci sono stati 1.5 milioni di nuovi casi in Africa Subsahariana, che equivalgono al 70% dei casi su scala mondiale. Qui, 1.1 milioni di persone sono morte per cause legate all’AIDS, el’accesso al trattamento antiretrovirale è ancora drammaticamente scarso.

Il 1° dicembre, in occasione della Giornata Mondiale di lotta all’AIDS, Cesvi rilancia Fermiamo l’AIDS sul nascere e celebra,con un convegno realizzato in partnership con l’Università La Sapienza di Roma, il #VirusFreeDay. L’obiettivo è duplice: da un lato sostenere la lotta al virus nei Paesi più colpiti e dall’altro rialzare il livello di attenzione fra i giovani italiani sulla prevenzione.

Da 13 anni, Cesvi è fortemente impegnato nella lotta all’HIV/AIDS, in particolare in Africa. La campagna Fermiamo l’AIDS sul nascere è stata avviata nel 2001 nell’ospedale Saint Albert in Zimbabwe, dove ancora oggi Cesvi fornisce terapia farmacologica al fine di ridurre la trasmissione del virus da mamma sieropositiva a neonato, garantendo anche l’assistenza medica ai malati di AIDS e l’accoglienza degli orfani.

“La trasmissione verticale rappresenta la principale via di contagio dell’infezione da HIV in età pediatrica. Dal 2009 al 2012 il numero di nuove infezioni tra i bambini è diminuito del 40% grazie ai servizi di informazione e alla distribuzione di farmaci antiretrovirali. Nei distretti dove portiamo il nostro aiuto, la percentuale di siero-prevalenza è scesa negli ultimi 6 anni dal 23 al 13%”, sottolinea Giangi Milesi, Presidente Cesvi.

Durante la Giornata di lotta all’AIDS, Cesvi e La Sapienza, con la partecipazione di Alessio Boni, testimonial di Cesvi, organizzano il Convegno “Per una generazione libera dall’AIDS”. Il Convegno avrà luogo lunedì 1° dicembre, dalle ore 17:00 alle ore 20:00, presso la l’Aula “La Ginestra”, Edificio di Chimica, Piazzale Aldo Moro n°5, ed è indirizzato agli studenti di tutte le Facoltà dell’ateneo.

Gli esperti parleranno con gli studenti della prevenzione e della trasmissione dell’HIV/AIDS e, oltre ad un focus sui progetti Cesvi, discuteranno del rischio attuale connesso all’epidemia nel nostro Paese.

In Europa occidentale, l’Italia, con oltre 1.000 decessi l’anno, è il Paese con la più alta prevalenza di persone affette da HIV. Complessivamente, il numero di italiani sieropositivi tocca quasi i 140.000 (UNAIDS).

In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità per il 2012 registra 3.800 nuovi casi di persone infette. Nel 2012, la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’80,7% di tutte le nuove diagnosi. Nonostante ciò, secondo un’indagine DOXA realizzata nel 2013 tra i giovani dai 16 ai 34 anni per conto di Cesvi, a 30 anni dall’identificazione del virus 1 giovane su 3 non percepisce il contagio della malattia come un rischio reale e non si protegge. Solo il 35% dei ragazzi e delle ragazze in Italia, nonostante sappia che la via di trasmissione principale è quella sessuale, usa abitualmente il preservativo nelle proprie relazioni e solo il 29% dichiara di aver fatto il test dell’HIV.

 

Link: http://www.cesvi.org/appuntamenti/giornata-mondiale-aids-2014

A Roma per il futuro della lotta contro l’AIDS

– Eventi nella Capitale

– L’importanza della TTF nella lotta contro l’AIDS

 

EVENTI NELLA CAPITALE
Nell’ambito del semestre europeo di Presidenza Italiana, il 27 e il 28 novembre Roma ospiterà la conferenza “Lotta all’HIV/AIDS dieci anni dopo la Dichiarazione di Dublino” in occasione dei 10 anni trascorsi dalla Dichiarazione di Dublino sull’HIV/AIDS in Europa e Asia Centrale. Inoltre, in prossimità della Giornata mondiale di lotta contro l’AIDS del 1 dicembre, ci saranno altri incontri rilevanti nella Capitale, tra cui il meeting del Civil Society Forum della Commissione Europea, il 24 novembre, una riunione dell’HIV/AIDS Think Tank, il 25 novembre e una sessione di lavoro dell’European AIDS Clinical Society, il 25 e il 26 novembre.

 

Giovedì 27 e Venerdì 28 presso il Ministero della Salute si svolgerà la conferenza “Lotta all’HIV/AIDS dieci anni dopo la Dichiarazione di Dublino”. Due giornate per analizzare la situazione attuale e fare il punto su quanto raggiunto rispetto agli obiettivi fissati dieci anni fa.
La carta di Dublino sull’alleanza per combattere l’Aids in Europa e nell’Asia Centrale, è stata adottata formalmente da 53 Paesi nel febbraio del 2004. Un documento di fondamentale importanza, che stabiliva 33 azioni guida volte ad accelerare gli sforzi per combattere l’epidemia nella regione.

 

Si ragionerà sulle azioni future, anche alla luce del nuovo piano d’azione di UNAIDS (l’agenzia delle Nazioni Unite che attua un programma congiunto di lotta contro HIV e AIDS) descritto nel rapporto “Fast-Track: ending the AIDS epidemic by 2030” lanciato pochi giorni fa. Elemento centrale del piano d’azione è il cosiddetto obiettivo “90/90/90” fissato per il 2020: permettere al 90% degli individui che convivono con l’HIV di esserne consapevoli, garantire la terapia antiretrovirale al 90% delle persone con HIV e ridurre la carica virale al 90% delle persone in terapia fino a renderla impercettibile. Necessaria la disponibilità considerevole di risorse finanziarie globali per attuare il piano d’azione: 18,4 miliardi nei Paesi a basso e medio reddito nel 2020. Il sostegno finanziario internazionale sarà indispensabile: i Paesi più poveri sono attualmente in grado di finanziare soltanto il 10% dei propri programmi di lotta contro l’HIV/AIDS.

 

La conferenza terminerà con la sottoscrizione di una nuova carta, la Dichiarazione di Roma, naturale prosecuzione della Dichiarazione di Dublino, che sarà appunto il risultato di sessioni di lavoro e di confronto tra istituzioni e società civile.

 

Link al rapporto “Fast-Track: ending the AIDS epidemic by 2030”: http://www.unaids.org/sites/default/files/media_asset/JC2686_WAD2014report_en.pdf.

 

Per maggiori informazioni sulla Conferenza ministeriale del 27 e 28 novembre: http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_2_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=eventi&p=daeventi&id=212).

 

———————————————————————————————————————————–

 

IL RUOLO DELLA TASSA SULLE TRANSAZIONI FINANZIARIE NELLA LOTTA CONTRO LA POVERTA’ E L’HIV/AIDS

 

Tra gli strumenti necessari per riformare la finanza e metterla al servizio del bene comune vi è la Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF). Si tratta di un’imposta estremamente ridotta su ogni compravendita di strumenti finanziari: non scoraggia i normali investimenti sui mercati, mentre argina gli eccessi di chi acquista e vende titoli migliaia di volte in un solo giorno, anche nell’arco di pochi secondi, per guadagnare sulle piccole oscillazioni del loro valore. La TTF è un’imposta limitata ai mercati finanziari (escludendo il mercato primario su azioni e obbligazioni, strumenti importanti cui le imprese ricorrono per finanziarsi sui mercati). Altri trasferimenti, come ad esempio i pagamenti per beni e servizi, le prestazioni lavorative, le rimesse dei migranti, i prestiti interbancari e ogni operazione delle banche centrali, non verrebbero tassati in alcun modo.

 

Nel 2012 undici Paesi europei(i), tra cui l’Italia, si sono impegnati a introdurre una TTF in Europa attraverso la procedura di cooperazione rafforzata, che rimane aperta alla partecipazione di altri Stati Membri che intendano aderirvi in una fase successiva. Lo schema di tassa proposto dalla Commissione Europea e ora oggetto di negoziato è efficace, ma in queste settimane si sta assistendo ad un preoccupante stallo negoziale che ne sta minando fortemente i risultati. Di fronte ad uno scenario che sembra ignorare le richieste che da anni i cittadini europei rivolgono ai propri leader in tema di regolamentazione della finanza(ii) e di uso delle risorse della finanza per lotta contro la povertà, contrasto ai cambiamenti climatici e solidarietà internazionale(iii), le Robin Hood Tax Campaigns, tra cui l’italiana ZeroZeroCinque (www.zerozerocinque.it), hanno denunciato nelle scorse settimane con una dichiarazione congiunta la mancanza di coraggio dei Governi europei, che sembrano preoccupati di difendere gli interessi delle lobby piuttosto che quelli dei propri cittadini. Il negoziato sulla TTF rischia di venir svilito nella sua portata e reso del tutto inefficace se non si disegna un modello di imposta con ampia base imponibile, applicabile quindi al più variegato spettro di strumenti finanziari.

 

La TTF in Europa se applicata secondo il modello proposto dalla Commissione Europea, potrebbe generare un gettito complessivo di oltre 30 miliardi l’annoiv. L’appello che la società civile europea rivolge da anni ai Governi è quello di un esplicito impegno a destinare queste risorse:
• in parte per sostenere misure di lotta contro la povertà all’interno dei propri Paesi, contrastando le crescenti e preoccupanti disuguaglianze che stanno connotando le nostre società;

 

• in parte per incrementare le risorse su istruzione, salute globale e contrasto al cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo ricorrendo anche a fondi multilaterali già esistenti (es. Partenariato Globale per l’Educazione, Fondo globale per la lotta contro AIDS, Tubercolosi e Malaria, Fondo Verde per il Clima).

(i) Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna.

(ii) http://www.europarl.europa.eu/pdf/eurobarometre/2012/crise_V/eb_77_2_crisis_and_economic_governance_V_en.pdf (p.20)

(iii) www.robinhoodpetition.org. Petizione che ad oggi ha il supporto di oltre 790.000 cittadini.

(iv) http://ec.europa.eu/taxation_customs/resources/documents/taxation/swd_2013_28_en.pdf (p.24)