Aids2018. I numeri della conclusione

Aids2018. I numeri della conclusione

Oltre 16mila fra ricercatori, sostenitori, responsabili politici, finanziatori e leader di comunità di oltre 160 paesi; circa 3mila abstract presentati da oltre 100 paesi, insieme a dozzine di sessioni satellitari, programmi pre-conferenza, performances, cortei, spettacoli e riunioni della comunità.

A fronte di questa enorme partecipazione, la 22esima edizione della conferenza internazionale sull’Aids ha denunciato che i fondi dei donatori per sostenere la lotta contro l’Hiv/Aids sono diminuiti negli anni, i governi sono sempre meno inclini a svolgere un ruolo di leader nella lotta contro l’epidemia e i budget diminuiscono.

Attualmente sono 36,9 milioni le persone che convivono con l’Hiv21,7 milioni quelle che hanno accesso alle terapie antiretrovirali (Arv), 1,8 milioni le nuove infezioni. Molto meno degli anni precedenti – erano 2,2 milioni nel 2010, e 3,4 milioni nel 1996, al picco dell’epidemia – ma ancora molto sotto l’obiettivo dei 500 mila fissato per il 2020.

Non mancano, per fortuna, in diversi paesi parlamentari paladini di questa battaglia. Alcuni di loro fanno parte di reti, come per esempio la Multi Party Initiative olandese sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi e l’Hiv o come l’All-Party Parliamentary Group del Regno Unito. Esiste, inoltre, il Global TB Caucus, la più grande rete di parlamentari, con 2.300 membri di oltre 130 paesi.

Alcune delle azioni che i parlamentari potrebbero intraprendere sono partenariati con la società civile e le popolazioni chiave per tenere alta la pressione; azioni per decriminalizzare il sex work e le persone che fanno uso di sostanze stupefacenti per via iniettiva, in modo da ridurre il numero di infezioni; chiedere un maggiore impegno della Commissione Europea; incontri dei parlamentari con le persone sieropositive nelle carceri e con i/le sex workers, quest’ultime si son fatte sentire molto nei giorni della Conferenza, chiedendo in particolare la modifica di una legge entrata in vigore negli Stati Uniti lo scorso aprile. La norma impedisce ai/lle sex workers di utilizzare il web per svolgere la propria attività, modalità per loro sicura in quanto permette uno screening dei clienti.

Anche le/i giovani intervenuti numerosi alla Conferenza, oltre a promuovere dibattiti e campagne, hanno partecipato ad azioni di protesta per rivendicare diritti per le persone messe ai margini in tanti, troppi paesi.

Proteste che non sono state assolutamente sottovalutate dagli organizzatori che da sempre sostengono che l’attivismo è benvenuto e che la libertà di espressione è un principio fondamentale della lotta contro Hiv e Aids.

 

Roma 30 luglio 2018