XX Conferenza Internazionale sull’AIDS di Melbourne: “Tassi di mortalità per AIDS tra gli adolescenti”

XX Conferenza Internazionale sull’AIDS di Melbourne: “Tassi di mortalità per AIDS tra gli adolescenti”

Secondo i dati presentati alla Conferenza Internazionale sull’AIDS, si è registrato un incremento dei tassi di decessi AIDS-correlati tra gli adolescenti (15-19 anni), in particolare nei maschi. L’avvento della terapia antiretrovirale (ART) ha segnato una netta diminuzione di morbilità e mortalità correlate all’HIV. Tuttavia, un’analisi di dati provenienti dall’Africa sub-sahariana mostra adesso che la situazione sta effettivamente migliorando per i pazienti pediatrici e per gli adulti, ma anche che è in atto una recrudescenza della mortalità nella fascia di età compresa tra i 15 e i 19 anni.
Tra il 2005 e il 2012, i tassi di mortalità AIDS-correlata tra gli adolescenti sono aumentati del 50%, dimostrandosi particolarmente elevati tra i maschi: nella regione sub-sahariana, infatti, il loro rischio di morte è risultato doppio rispetto a quello delle ragazze, e in Sudafrica addirittura triplo.
Sono dati allarmanti, che denunciano le enormi difficoltà della transizione dalle cure pediatriche ai servizi per adulti ed evidenziano il bisogno di dare priorità alle esigenze degli adolescenti nell’ambito dei programmi contro l’HIV/AIDS.
La copertura scientifica ufficiale on-line della XX Conferenza Internazionale sull’AIDS (AIDS 2014), che si svolge a Melbourne in Australia, dal 20 al 25 luglio 2014, è offerta da LILA Onlus – Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS, in collaborazione con NAM.

La traduzione in italiano è a cura di LILA Onlus, con il sostegno del Circolo Aziendale GD.

XX Conferenza Internazionale sull’AIDS di Melbourne: “Accelerare il ritmo”

XX Conferenza Internazionale sull’AIDS di Melbourne: “Accelerare il ritmo”

Per tenere sotto controllo l’HIV a livello globale è necessario tornare a concentrarsi sulle popolazioni chiave e sulla distribuzione geografica dell’epidemia.
Facendo il punto sullo stato dell’epidemia e dell’accesso alle terapie, il professor Salim Abdool Karim ha sottolineato come soltanto il 29% delle persone con HIV abbia attualmente accesso agli antiretrovirali e abbia raggiunto livelli di carica virale non rilevabili.
Per porre fine all’AIDS, il professor Karim ha detto che bisogna ripartire dai 20 paesi dove si verifica l’80% di tutte le infezioni da HIV.
Secondo il professore, la “fine dell’AIDS” resta per ora un’ambizione: un obiettivo più realistico nell’immediato è quello di riuscire a tenere sotto controllo l’epidemia, abbassando i tassi di mortalità a livelli accettabili in paesi dove l’HIV è ancora la principale causa di morte, e riducendo i tassi di trasmissione in modo che almeno non tutte le nuove infezioni portino a un’ulteriore propagazione del virus.
Grazie agli attuali metodi di prevenzione biomedica questi obiettivi sono oggi realistici, ha detto Karim.
Per raggiungerli, tuttavia, ci sarà bisogno di disporre di dati epidemiologici attendibili e di attuare metodi di prevenzione affidabili e mirati sulle popolazioni chiave. Per citare qualche esempio, l’HIV colpisce in maniera sproporzionata gli uomini che fanno sesso con altri uomini in qualunque regione del mondo; la prevalenza è altissima tra i/le sex workers; e ancora, le giovani donne dell’Africa sub-sahariana hanno una probabilità di contrarre l’infezione molto più alta dei loro coetanei che vivono nella stessa regione.
L’intensificazione degli sforzi per prevenire e trattare l’HIV deve dunque andare di pari passo con iniziative mirate sui fattori strutturali che alimentano l’epidemia nelle popolazioni chiave, come stigma, barriere legali e disparità di genere.

 

La copertura scientifica ufficiale on-line della XX Conferenza Internazionale sull’AIDS (AIDS 2014), che si svolge a Melbourne in Australia, dal 20 al 25 luglio 2014, è offerta da LILA Onlus – Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS, in collaborazione con NAM.
La traduzione in italiano è a cura di LILA Onlus, con il sostegno del Circolo Aziendale GD.

Conferenza AIDS 2014 Australia si apre con minuto di silenzio per vittime volo MH17

Si è aperta con un minuto di silenzio la XX Conferenza internazionale sull’AIDS a Melbourne, alla quale dovevano partecipare anche sei delegati che viaggiavano sul volo MH17 abbattuto sopra Donetsk.

Hanno perso la vita nel disastro aereo Joep Lange, vice direttore dell’HIV Netherlands Australia Research Collaboration, pioniere della lotta contro l’AIDS e presidente dell’International AIDS Society dal 2002 al 2004; Martine de Schutter e Pim de Kuier di Aids Fonds/Stop Aids Now!; Lucie van Mens, direttrice di AIDS Action Europe; Glenn Thomas dell’OMS e Jacqueline van Tongeren dell’Amsterdam Institute for Global Health and Development.

Il Fatto Quotidiano – Aids, per l’Onu “entro il 2030 sarà possibile debellare l’epidemia del virus Hiv”

Il Fatto Quotidiano – Aids, per l’Onu “entro il 2030 sarà possibile debellare l’epidemia del virus Hiv”

La diffusione della malattia “sembra essere sotto controllo”. Secondo il rapporto diffuso dallle Nazioni Unite, “oggi più che mai, c’è la possibilità di combattere la battaglia finale”, visto che “il numero dei morti è diminuito del 35%” mentre sta crescendo l’accesso alle terapie antiretrovirali

In meno di vent’anni il virus dell’Aids potrebbe essere fermato. E’ quanto afferma l’Onu, dandosi come data ultima per dare uno stop alla diffusione della malattia il 2030. “Porre fine all’epidemia provocata dal virus Hiv è possibile”, ha affermato Michel Sidibé, direttore esecutivo dell’Unaids, il programma congiunto dell’Onu su Hiv/Aids. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, nel mondo ci sono circa 35 milioni di sieropositivi, di cui 24,7 milioni nell’Africa sub-sahariana. Dallo scoppio dell’epidemia, più di trent’anni fa, 78 milioni di persone sono state infettate e 39 milioni sono morte per malattie correlate all’Aids. Dati che non sembrano spaventare l’Onu, capace di mettere nero su bianco la possibilità di dare un freno all’epidemia. ”Questo traguardo potrebbe essere raggiunto entro il 2030 in ogni Paese” anche perché “il numero di morti per il virus sta diminuendo”, continuano le Nazioni Unite.

Secondo un’analisi del rapporto fatta da al Jazeera, ci sono diverse ragioni per accreditare la speranza di raggiungere il controllo della malattia. Il mondo ha osservato importanti cambiamenti sul fronte dell’Aids e sono stati registrati più successi negli ultimi cinque anni che ne 23 precedenti, sottolinea l’Uniads. In particolare, l’accesso alle terapie antiretrovirali è cresciuto, portando a 12,9 milioni il numero di persone con l’Hiv che vi hanno accesso, pari al 37% di chi convive con il virus. Sempre secondo al Jazeera, la diffusione dei farmaci antiretrovirali è tra i miglioramenti più importanti e decisivi, se si pensa che un anno prima erano in trattamento solo 10 milioni di malati, mentre nel 2010 meno di 5 milioni subivano il trattamento. Per quanto riguarda le nuove infezioni, dal 2001 sono diminuite del 38%. Calo anche per i decessi, scesi del 35% negli ultimi 10 anni. “Oggi più che mai, c’è la possibilità di combattere la battaglia finale per la diffusione del virus”.

Prospettive positive, quindi, anche se molto resta da fare. Primo fra tutti, un cambio di approccio. Incrementati quindi i fondi destinati al debellamento del virus: così che i 19 miliardi di dollari decisi dal programma delle Nazioni Unite per il 2013, dovranno necessariamente aumentare per il 2015, crescendo fino a 24 miliardi. Il rapporto definisce quindi i prossimi cinque anni come determinanti per indirizzare l’andamento dei prossimi 15. “Se il mondo accrescerà gli sforzi entro il 2020, l’umanità sarà in grado di porre fine all’epidemia”, continua Sidibé.

Per “fine dell’aids”, quindi, si intende che la diffusione del virus potrebbe essere sotto controllo, anche perché è stato marginalizzato l’impatto della malattia per le persone e i contesti sociali. Il virus continuerà probabilmente ad esistere a lungo, ma il suo impatto può essere annullato applicando azioni di prevenzione e continuando a diffondere le cure esistenti. Una malattia per cui tutt’ora non esiste la cura, come ha dimostrato il noto caso della bambina statunitense nata sieropositiva, che sembrava fosse guarita fino a che qualche giorno fa non è tornata ad avere tracce di Hiv nel sangue.

Di Redazione il Fatto Quotidiano 

In Uganda legge omofoba calpesta i diritti delle persone gay

In Uganda legge omofoba calpesta i diritti delle persone gay

E’ stata approvata in Uganda nei giorni scorsi una legge che prevede l’ergastolo per le persone omosessuali. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha invitato l’Uganda ad abrogare la nuova legge, che potrebbe portare a violenze e a un incremento dei casi di AIDS. Ban Ki-moon ha chiesto anche al governo ugandese di proteggere tutte le persone dalla violenza e dalla discriminazione.

La società civile ugandese chiede al mondo intero di farsi sentire. Una prima possibilità per farlo è firmare l’appello che si trova a questo link:  www.allout.org/kill-the-bill.