Aids2018. I diritti umani tracciano la via per la salute globale

Aids2018. I diritti umani tracciano la via per la salute globale

Non c’è salute senza diritti umani, questo l’approccio scelto dalla 22° edizione della conferenza internazionale sull’Aids, che già dal titolo indica la via – Breaking Barriers, Building Bridges /Rompere le barriere, costruire ponti – e richiama l’attenzione sulla necessità di raggiungere più efficacemente le comunità vulnerabili, dall’Europa orientale all’Asia Centrale fino alle regioni africane e mediorientali in cui l’epidemia è in crescita.

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UNAIDS: in vista della Giornata Mondiale contro l’AIDS esce il rapporto 2015

La lotta contro l’AIDS registra progressi in tutto il mondo, tuttavia, il cammino è ancora troppo lento. La priorità ora è concentrare gli investimenti nelle aree più critiche, per ottenere successi duraturi.

di Stefania Burbo

Secondo il rapporto Focus on location and population: on the Fast-Track to end AIDS by 2030 di UNAIDS, i progressi degli ultimi 15 anni sono stati straordinari. A giugno di quest’anno, 15.8 milioni di persone avevano accesso alla terapia antiretrovirale, contro i 7.5 del 2010 e i 2.2 del 2005. Alla fine del 2014, il numero di nuove infezioni erano calate del 35% rispetto al picco del 2000 e i decessi correlati all’AIDS erano crollati del 42% rispetto al picco del 2004.
“Ogni cinque anni abbiamo più che raddoppiato il numero di persone in terapia salvavita”, dichiara Michel Sidibé, direttore esecutivo di UNAIDS. “Dobbiamo continuare così anche nei prossimi cinque anni, per interrompere l’epidemia ed evitare che riparta”.
Grazie alla terapia antiretrovirale, le persone che hanno contratto l’HIV possono vivere più sane e più a lungo. Il numero di quanti hanno l’HIV nel mondo, dunque, è aumentato: 36.9 milioni alla fine del 2014, secondo UNAIDS. I Paesi si stanno attrezzando per raddoppiare il numero di persone in terapia entro il 2020. Adottando un approccio rapido, il cosiddetto Fast-Track to end AIDS by 2030. Fondamentale per raggiungere l’obiettivo di UNAIDS “90-90-90”: diagnosticare il 90% delle infezioni da HIV, far entrare in terapia il 90% delle persone con diagnosi di HIV e raggiungere l’abbattimento della carica virale HIV nel 90% delle persone trattate entro il 2020.
Per evitare che l’AIDS continui a essere una minaccia per la salute pubblica, ci vuole una reazione più veloce e più mirata, che preveda l’utilizzo di dati migliori per mappare le aree in cui si registrano le nuove infezioni di HIV più consistenti. Per aiutare i Paesi a realizzare questo approccio rapido, UNAIDS fornisce nel nuovo rapporto più di 50 esempi di comunità, città e Paesi che stanno utilizzando approcci innovativi per offrire servizi di prevenzione e terapia a un numero sempre più ampio di persone.
Il rapporto, inoltre, evidenzia come programmi a elevato impatto di prevenzione e terapia – profilassi pre-esposizione, circoncisione maschile su base volontaria, servizi per la salute sessuale e riproduttiva – siano realizzati con successo in luoghi diversi e a favore di popolazioni diverse. Fra queste, ragazze adolescenti, giovani donne e i loro partner, donne incinte che hanno contratto l’HIV, operatrici e operatori del sesso, persone transgender, persone gay e coloro che fanno uso di sostanze stupefacenti per via iniettiva.
Nel rapporto UNAIDS identifica 35 Paesi “Fast-Track” che insieme totalizzano il 90% delle nuove infezioni da HIV. Se ci si concentra sulle aree geografiche, le popolazioni e i programmi a impatto elevato, si raccoglieranno i frutti entro il 2030: 21 milioni di decessi correlati all’AIDS e 5.9 milioni di nuove infezioni in meno.
“Tutti hanno diritto a una vita lunga e sana” sostiene Sidibé. “Dobbiamo portare i servizi per l’HIV laddove ci sono le persone maggiormente colpite e dobbiamo assicurarci che tali servizi siano erogati in un contesto sano e rispettoso, con dignità e senza discriminazione”.
Secondo il rapporto, nelle aree con un minor numero di persone che hanno l’HIV e una più bassa prevalenza, è più probabile che ci siano comportamenti discriminatori rispetto alle aree in cui vi sono più casi di HIV. Questo risultato apparentemente contraddittorio è spiegato con l’educazione e con la conoscenza del virus, che sono più alte nei Paesi con prevalenza elevata dove un maggior numero di persone beneficia della terapia antiretrovirale. I comportamenti discriminatori rendono più difficile nelle aree a bassa prevalenza farsi avanti e cercare servizi per l’HIV, perché si temono stigma e ritorsioni.
Adottando l’approccio “Fast-Track” di UNAIDS all’interno delle comunità, delle città e dei Paesi più colpiti dall’HIV, assumendo una forte leadership e mettendo in campo investimenti consistenti, si può arrestare l’epidemia di AIDS entro il 2030, come si prefigge la nuova Agenda 2030, che racchiude gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.
Stime UNAIDS 2014-2015:
15.8 milioni di persone con accesso alla terapia antiretrovirale (giugno 2015)
36.9 milioni [34.3–41.4 milioni] di persone con l’HIV nel mondo (fine 2014)
2 milioni [1.9–2.2 milioni] di persone hanno contratto l’HIV (fine 2014)
1.2 milioni [980 000–1.6 milioni] di persone decedute per malattie correlate all’AIDS (fine 2014)

FONTE: UNAIDS