La Stampa: Aids, malaria, Tbc Servono 15 miliardi

A Washington la riunione del «Fondo Globale» contro le tre grandi malattie. L’Italia, che dal 2009 non versa contributi, annuncia: «sulla salute globale daremo un segnale forte».
ALESSIA DE LUCA
Servono 15 miliardi di dollari per trasformare Aids, tubercolosi e malaria da “epidemie a elevata trasmissione” in malattie “endemiche a bassa diffusione”. Un risultato impensabile fino a soli pochi anni fa ma che potrebbe essere a portata di mano entro il 2016. A sostenerlo è il Fondo Globale, alla vigilia dell’apertura a Washington della conferenza di rifinanziamento dell’organismo; un appuntamento in cui i donatori sono chiamati a esprimere il proprio impegno finanziario.
Negli ultimi anni, le scoperte scientifiche, la riduzione dei costi e un maggiore know-how hanno consentito di invertire la tendenza: a livello mondiale, il contagio da Hiv si è ridotto di un terzo ed il costo degli antiretrovirali è diminuito di oltre il 90%. Il numero delle famiglie africane che dormono con le zanzariere trattate con insetticida è aumentato dal 3 al 53%, mentre i decessi per malaria sono diminuiti di un terzo. Anche la mortalità della tubercolosi si è ridotta di più del 40%. Complessivamente, il sostegno fornito dal Fondo globale contro i cosiddetti ‘big three’ ha salvato più di nove milioni di vite.

 
Le tre malattie, tuttavia, continuano a imporre un tributo devastante in termini di vite umane ed economici: Unaids, il programma delle Nazioni Unite per l’Aids/Hiv informa che nel 2012 le nuove infezioni sono state 2 milioni e 300 mila, e che le morti correlate all’Aids sono state 1milione e 600 mila. Ad oggi inoltre, sono 18 milioni i sieropositivi che non hanno accesso alle cure, mentre ogni giorno 4 mila persone, la maggior parte nei paesi in via di sviluppo continuano a morire a causa della malattia.
A determinare questa situazione è, in buona parte, la carenza di finanziamenti da parte dei donatori internazionali. A seguito della crisi economica, e di decisioni politiche discutibili, i fondi per i programmi di distribuzione gratuita o a basso costo dei medicinali salva-vita nei paesi ad alto rischio sono andati via via riducendosi. Anche l’Italia, pur avendo svolto nel 2001 un ruolo di primo piano per il lancio del Fondo, dal 2009 non versa i contributi promessi e non ha più assunto alcun impegno finanziario per gli anni successivi.
Una posizione che il nostro paese potrebbe presto archiviare come un ‘brutto ricordo’, per contribuire con rinnovato slancio alla partecipazione nel Fondo. Lo ha promesso il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, giunto oggi a Washington, annunciando che l’Italia si appresta a tornare come un “attore di primo piano” nel campo della salute globale. “Da parte del governo – conferma Sergio Pagano della Direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo – c’è la volontà di mandare un segnale forte e altamente simbolico, di rottura con il passato recente nonostante la crisi non sia certo archiviata”.
“Non possiamo né abbassare la guardia, né desistere dagli sforzi per combattere e sconfiggere queste terribili malattie” sottolinea Pagano, definendo “essenziale” che il Fondo riceva i contributi promessi dai diversi governi donatori, inclusa l’Italia, il prima possibile. Sui margini economici dell’impegno le bocche sono cucite anche se una mozione presentata il mese scorso alla Camera, e sottoscritta da una quarantina di deputati chiedeva un impegno pari a 100 milioni di euro per il triennio 2014-2016, insieme ad un ruolo politico più attivo del nostro aese nella struttura di governo del Fondo stesso.
In termini globali, lo stanziamento di 15 miliardi di dollari entro il 2016, consentirebbe di trattare circa 17 milioni di pazienti affetti da tubercolosi, salvando quasi 6 milioni di vite in tre anni. Si riuscirebbe inoltre a prevenire milioni di nuovi casi di malaria, salvando quasi 200.000 vite in più ogni anno rispetto ai livelli attuali, impedendo una recrudescenza della malattia. Significherebbe anche evitare più di un milione di nuovi casi di Hiv ogni anno, con un risparmio di miliardi di dollari per la cura e il trattamento a lungo termine. Inoltre la terapia antiretrovirale potrebbe diventare disponibile per più di 18 milioni di persone entro il 2016, rispetto agli 8 milioni raggiunti nel 2012.
“I progressi scientifici ci danno un’opportunità storica: mettere sotto controllo queste malattie. Ma si tratta di un’occasione limitata nel tempo e per coglierla dobbiamo agire con rapidità ed efficacia” dice Mark Dybul, direttore esecutivo del Fondo Globale: “Siamo di fronte a una scelta, possiamo investire ora o continuare a pagare per sempre”.
http://www.lastampa.it/2013/12/02/scienza/ambiente/focus/aids-malaria-tbc-servono-miliardi-PRBk9SttzezHkcEwHveMYK/pagina.html