Home Archivio News AIDS: SITUAZIONE STABILE, MA ABBASSARE LA GUARDIA SAREBBE UN ERRORE
Osservatorio Italiano sull'azione globale contro l'Aids

AIDS: SITUAZIONE STABILE, MA ABBASSARE LA GUARDIA SAREBBE UN ERRORE

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Roma, 1 dicembre 2010

“L’epidemia di AIDS non è stata sconfitta ma si è arrestata, e inizia a registrarsi un’inversione della diffusione del virus dell’HIV: il numero di nuove infezioni è diminuito di circa il 20% negli ultimi dieci anni, ma rimane ancora molto elevato - 2,6 milioni di nuovi casi si sono registrati nel 2009 - ed è destinato a mantenersi relativamente alto nei prossimi decenni”. È quanto ha dichiarato Giorgio Menchini (OsservatorioAids) che questa mattina a Roma, in occasione della giornata mondiale della lotta contro l’AIDS, ha presentato il documento sullo stato dell’epidemia.

 Un’opportunità per fare il punto della situazione nell’anno in cui si sarebbe dovuto raggiungere l’obbiettivo dell’Accesso universale a prevenzione, cura e trattamento dell’HIV/AIDS, e capire se l’AIDS sia ancora un’emergenza globale. “Nonostante alcuni segnali positivi derivanti dall’impegno degli attori coinvolti nella lotta contro l’AIDS, rimane un’emergenza globale. Il numero di persone che muoiono per cause legate all’AIDS ogni anno è diminuito di circa il 20% negli ultimi cinque anni, ma si attesta ancora intorno a 1,8 milioni, facendo dell’AIDS la malattia infettiva a più elevata mortalità al mondo e la prima causa di morte per le donne in età riproduttiva. Secondo l’International AIDS Society, potrebbero essere 45 milioni i morti per AIDS fra il 2009 e il 2031, se si mantengono gli attuali trend di accesso alla terapia antiretrovirale”. Come riportato nel documento dell’Osservatorio AIDS, “si sta assistendo anche a una diversificazione dell’incidenza e dell’impatto dell’HIV/AIDS a livello globale, con una concentrazione nell’Africa subsahariana, e su un numero significativo di paesi all’interno di questa regione: 4 paesi hanno un tasso di popolazione HIV positiva superiore al 15% , altri 11 registrano un tasso compreso fra il 5% e il 15%. Per la prima fascia di paesi, l’HIV/AIDS si configura come crisi globale, che investe tutti gli aspetti della vita sociale ed economica, mettendone a rischio la stabilità e il futuro”. Ma il continente africano non è l’unico ad esseri colpito dall’AIDS. “In Europa dell’est ci sono insorgenze dell’epidemia che possono degenerare e diventare pericolose”, spiega Menchini. “Noi stessi, in Italia, non dobbiamo abbassare la guardia. Non abbiamo un sistema di monitoraggio epidemiologico, quindi non abbiamo idea del numero delle infezioni nel nostro paese. Spesso si usano paesi africani come termine di paragone negativi, ma in questo caso si può dire che il Rwanda, che molti altri paesi del continente monitora la situazione al suo interno, sono meglio dell’Italia.
Sul fronte del finanziamento della lotta contro l’AIDS, la situazione non è rosea, come spiega Natalia Lupi, coordinatrice dell’Osservatorio AIDS: “Il dato generale è che nel 2009 c’è stato un calo da 7,7 a 7,6 miliardi di dollari, con un impatto gravissimo sui paesi a basso reddito che si affidano quasi interamente agli aiuti internazionali nella risposta alla pandemia. A questo proposito bisogna ricordare che l’Italia non solo non ha ancora versato il contributo promesso al Fondo Globale contro AIDS, tubercolosi e malaria per il 2009 e il 2010, ma che non ha fatto ancora sapere niente in proposito”.

 

Stefania Burbo

Osservatorio Italiano sull'Azione Globale contro l'AIDS
 

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