Il Sole 24Ore – Hiv e Aids: “Possibile fermare l’epidemia entro il 2030”

Lo sostiene Michel Sidibé, direttore esecutivo di Unaids.

Il numero di nuovi casi di infezione da Hiv è in diminuzione, così come i decessi dovuti all’Aids. Negli ultimi 5 anni nel campo della prevenzione dell’Hiv e della cura dell’Aids sono stati fatti più progressi che negli ultimi 23 anni: a sostenerlo è il GAP Report, l’ultimo rapporto redatto dall’Unaids, il programma delle Nazioni Unite per l’Hiv e l’Aids, secondo cui negli ultimi 12 anni i nuovi casi annui di infezione da Hiv sono diminuiti del 38%, passando dai 3,4 milioni del 2001 ai 2,1 milioni del 2013, e negli ultimi 3 anni i decessi per Aids hanno fatto registrare un decremento del 20%, attestandosi a 1,5 milioni l’anno. “Se questi progressi entro il 2020 verranno ulteriormente potenziati – spiega Michel Sidibé, direttore esecutivo di Unaids – entro il 2030 riusciremo a fermare l’epidemia dell’Aids. In caso contrario, si rischia di aumentare significativamente il tempo necessario per raggiungere questo scopo”.

Nonostante i numeri in miglioramento, però, il quadro a livello mondiale è tutt’altro che roseo. Attualmente le persone in tutto il mondo che convivono con l’Hiv sono 35 milioni. In alcuni Paesi in particolare – perlopiù quelli dell’Africa sub-sahariana – il virus è molto diffuso e le cure sono scarsissime: basta pensare che 15 Paesi da soli rappresentano il 75% di tutte le nuove infezioni da Hiv registrate a livello globale (in Sud Africa, solo per fare un esempio, si registrano attualmente ancora mille nuove infezioni ogni giorno).

Due sono in particolare gli ostacoli che impediscono, attualmente, il debellamento dell’epidemia: il mancato accesso alle cure antiretrovirali per molti malati – attualmente l’accesso a questi farmaci salvavita riguarda meno di quattro persone su 10 affette da Hiv – e la presenza di una preoccupante percentuale di persone che ignora di essere infetta – 54%, ovvero più di un malato su due – e che quindi, non attuando alcuna misura preventiva, favorisce il diffondersi del virus (dei 35 milioni di soggetti infetti dall’Hiv in tutto il mondo, 18 milioni ignorano di esserlo).

I risultati ottenuti fino a oggi lasciano ben sperare, ma molta strada deve ancora essere fatta per riuscire a debellare l’epidemia dell’Aids. Molto importanti saranno i prossimi anni, quelli che porteranno al 2020, durante i quali sarà indispensabile ideare nuove strategie per aumentare il numero di diagnosi – e diminuire così il numero dei soggetti che ingora di essere infetto – e incrementare l’accesso alle cure antiretrovirali, le uniche che consentono di vivere convivendo con la malattia.

Di Miriam Cesta

AGI – Australia: africani vanno forum mondiale su Aids e chiedono asilo

(AGI) – Sydney (Australia), 4 ago. – Almeno 25 delegati che parteciparono il mese scorso alla conferenza internazionale sull’Aids, a Melbourne, hanno deciso di rimanere in Australia e chiesto asilo politico. La maggioranza di questi congressisti arriva da Paesi africani, in cui ancora persiste una forte sanzione sociale intorno alla malattia e a chi lavora con quei malati. La direttrice del Centro Soccorso per Persone in cerca di Asilo, Pamela Curr, ha raccontato che queste persone, il cui visto e’ scaduto o e’ sul punto di esserlo, le hanno chiesto consiglio per poter chiedere protezione in Australia. “E’ chiaro che questi delegati vengono da Paesi nei quali lavorare con l’Aids mette la propria vita in pericolo. Uno dei richiedenti e’ un delegato della Tanzania che ha raccontato, ma ha voluto mantenere l’anonimato, di aver ricevuto minacce di morte nel suo Paese”. La XX conferenza Internazionale sull’Aids, svoltasi dal 20 al 25 luglio, ha riunito migliaia di delegati di circa 200 Paesi, tra i quali, l’ex presidente Usa, Bill Clinton, e l’attivista Bob Geldof, che hanno chiesto piu’ fondi per combattere la malattia. L’incontro e’ stato preceduto dalla morte di sei delegati che viaggiavano sull”aereo delle Malaysia Airlines abbattuto nell’est dell’Ucraina il 17 luglio scorso. (AGI) .

Medicus Mundi Italia: corso di aggiornamento in malattie tropicali

La XXVII Edizione del Corso di aggiornamento in Malattie Tropicali (3-21 novembre 2014) si rivolge sia a medici, odontoiatri e operatori sanitari (infermieri, ostetrici, biologi, fisioterapisti) interessati a partecipare a progetti sanitari in Paesi del Sud del Mondo, sia a quei medesimi operatori sanitari che debbano affrontare simili problematiche nella loro quotidianità operativa in territorio nazionale, in conseguenza dei flussi migratori.

 

Il corso si prefigge di fornire:
1. una preparazione di base sulle patologie più diffuse nei Paesi a risorse limitate, con accenni ai problemi organizzativi dei Centri Sanitari;
2. una preparazione di base sulle patologie più diffuse importate dai recenti flussi immigratori con riferimento ai presidi sanitari del territorio nazionale.
Si tratta di un significativo ampliamento di orizzonti volto a fornire una formazione professionale integrata al concetto di solidarietà civile.
Il Corso è svolto in collaborazione con la Clinica di Malattie Infettive e Tropicali dell’Università di Brescia e con il Patrocinio della F.N.O.M.C.eO. e dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Brescia.

 

Info: http://www.medicusmundi.it/it/corso-medicina-tropicale.html.

XX Conferenza Internazionale sull’AIDS di Melbourne: “Cresce oltre le previsioni il numero delle persone in trattamento”

Siamo sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del “15 entro il ’15”: fornire l’accesso alle cure antiretrovirali a 15 milioni di persone entro il 2015. Anzi, probabilmente questa quota verrà superata, a giudicare dai dati presentati mercoledì alla Conferenza. Da qui al 2016 si stima che saranno 16,8 le persone che assumeranno il trattamento antiretrovirale.
Alla Conferenza è stato inoltre presentato un esercizio di previsione a cura della Clinton Health Access Initiative, in cui sono stati esaminati i costi dell’espansione di trattamento e prevenzione sulla base delle linee guida OMS del 2013, che raccomandano di trattare tutti i pazienti adulti con conte dei CD4 inferiori alle 500 cellule/mm3 e di trattare tutte le donne in gravidanza a vita.
Lo studio ha rilevato che in Zambia, Ruanda e Swaziland i costi di trattamento e cure, test, pre-trattamento, circoncisione maschile e distribuzione di preservativi, per raggiungere l’accesso universale entro il 2020 come auspicato dalle linee guida OMS del 2013, ammonteranno a meno del 60% delle risorse che si prevede di allocare in media.
I costi sono invece risultati superiori alle proiezioni nel Malawi, nella misura del 50% in più rispetto agli stanziamenti destinati alla sanità. Ci sarà dunque bisogno di un sostanzioso aiuto finanziario per far raggiungere al paese l’obiettivo dell’accesso universale entro il 2020.
Il costo incrementale dell’accesso universale come prospettato dall’OMS nel 2013, in paragone alla precedente linea guida del 2010, varia dal 5% dello Swaziland al 21% del Malawi. Sono numeri che tengono già conto dei cambiamenti che sarà necessario apportare ai modelli di cura per trattare un crescente numero di persone con bisogni meno complessi, per esempio il task-shifting (‘delega di competenze’) e la prescrizione di farmaci con molti mesi di anticipo in alcuni contesti.

 

La copertura scientifica ufficiale on-line della XX Conferenza Internazionale sull’AIDS (AIDS 2014), che si svolge a Melbourne in Australia, dal 20 al 25 luglio 2014, è offerta da LILA Onlus – Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS, in collaborazione con NAM.

La traduzione in italiano è a cura di LILA Onlus, con il sostegno del Circolo Aziendale GD.

XX Conferenza Internazionale sull’AIDS di Melbourne: “Criminalizzazione del sesso tra uomini deleteria per la salute pubblica”

Un’indagine internet globale su 4000 uomini che fanno sesso con altri uomini (MSM) rivela che un partecipante su 12 è stato arrestato o condannato per reati legati all’omosessualità e che chi viene criminalizzato ha minore accesso ai servizi sanitari.
Lo studio, condotto nel 2012, ha riscontrato che il 24% degli intervistati dell’Africa sub-sahariana erano stati arrestati o condannati per via del loro orientamento sessuale.
Chi veniva arrestato o condannato aveva meno probabilità di accedere a preservativi, test e trattamento per le infezioni sessualmente trasmesse, test per l’HIV, cure mediche e servizi per la salute mentale.
Negli uomini HIV-positivi, l’arresto o la condanna risultava associato con tassi inferiori di accesso alla terapia antiretrovirale.
All’inizio del 2014, in Nigeria è stata approvata una dura legislazione anti-gay. Alla Conferenza è stato riferito che queste nuove leggi stanno già ostacolando il reclutamento di partecipanti per uno studio sulla salute e il comportamento degli MSM nel paese, e che ci sono stati arresti di operatori sociali attivi sul territorio.
Secondo una dichiarazione dell’OMS rilasciata alla Conferenza, la tutela dei diritti umani è cruciale per tenere a bada l’epidemia da HIV. L’organizzazione raccomanda che:
• i Paesi si attivino per promulgare e attuare leggi anti-discriminazione;
• siano ovunque disponibili servizi sanitari accessibili e accettabili per gli MSM;
• si affronti e si combatta il problema della violenza contro gli MSM e si offrano programmi a sostegno di questa popolazione.

 

La copertura scientifica ufficiale on-line della XX Conferenza Internazionale sull’AIDS (AIDS 2014), che si svolge a Melbourne in Australia, dal 20 al 25 luglio 2014, è offerta da LILA Onlus – Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS, in collaborazione con NAM.

La traduzione in italiano è a cura di LILA Onlus, con il sostegno del Circolo Aziendale GD.

XX Conferenza Internazionale sull’AIDS di Melbourne: “Tassi di mortalità per AIDS tra gli adolescenti”

XX Conferenza Internazionale sull’AIDS di Melbourne: “Tassi di mortalità per AIDS tra gli adolescenti”

Secondo i dati presentati alla Conferenza Internazionale sull’AIDS, si è registrato un incremento dei tassi di decessi AIDS-correlati tra gli adolescenti (15-19 anni), in particolare nei maschi. L’avvento della terapia antiretrovirale (ART) ha segnato una netta diminuzione di morbilità e mortalità correlate all’HIV. Tuttavia, un’analisi di dati provenienti dall’Africa sub-sahariana mostra adesso che la situazione sta effettivamente migliorando per i pazienti pediatrici e per gli adulti, ma anche che è in atto una recrudescenza della mortalità nella fascia di età compresa tra i 15 e i 19 anni.
Tra il 2005 e il 2012, i tassi di mortalità AIDS-correlata tra gli adolescenti sono aumentati del 50%, dimostrandosi particolarmente elevati tra i maschi: nella regione sub-sahariana, infatti, il loro rischio di morte è risultato doppio rispetto a quello delle ragazze, e in Sudafrica addirittura triplo.
Sono dati allarmanti, che denunciano le enormi difficoltà della transizione dalle cure pediatriche ai servizi per adulti ed evidenziano il bisogno di dare priorità alle esigenze degli adolescenti nell’ambito dei programmi contro l’HIV/AIDS.
La copertura scientifica ufficiale on-line della XX Conferenza Internazionale sull’AIDS (AIDS 2014), che si svolge a Melbourne in Australia, dal 20 al 25 luglio 2014, è offerta da LILA Onlus – Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS, in collaborazione con NAM.

La traduzione in italiano è a cura di LILA Onlus, con il sostegno del Circolo Aziendale GD.

XX Conferenza Internazionale sull’AIDS di Melbourne: “Accelerare il ritmo”

XX Conferenza Internazionale sull’AIDS di Melbourne: “Accelerare il ritmo”

Per tenere sotto controllo l’HIV a livello globale è necessario tornare a concentrarsi sulle popolazioni chiave e sulla distribuzione geografica dell’epidemia.
Facendo il punto sullo stato dell’epidemia e dell’accesso alle terapie, il professor Salim Abdool Karim ha sottolineato come soltanto il 29% delle persone con HIV abbia attualmente accesso agli antiretrovirali e abbia raggiunto livelli di carica virale non rilevabili.
Per porre fine all’AIDS, il professor Karim ha detto che bisogna ripartire dai 20 paesi dove si verifica l’80% di tutte le infezioni da HIV.
Secondo il professore, la “fine dell’AIDS” resta per ora un’ambizione: un obiettivo più realistico nell’immediato è quello di riuscire a tenere sotto controllo l’epidemia, abbassando i tassi di mortalità a livelli accettabili in paesi dove l’HIV è ancora la principale causa di morte, e riducendo i tassi di trasmissione in modo che almeno non tutte le nuove infezioni portino a un’ulteriore propagazione del virus.
Grazie agli attuali metodi di prevenzione biomedica questi obiettivi sono oggi realistici, ha detto Karim.
Per raggiungerli, tuttavia, ci sarà bisogno di disporre di dati epidemiologici attendibili e di attuare metodi di prevenzione affidabili e mirati sulle popolazioni chiave. Per citare qualche esempio, l’HIV colpisce in maniera sproporzionata gli uomini che fanno sesso con altri uomini in qualunque regione del mondo; la prevalenza è altissima tra i/le sex workers; e ancora, le giovani donne dell’Africa sub-sahariana hanno una probabilità di contrarre l’infezione molto più alta dei loro coetanei che vivono nella stessa regione.
L’intensificazione degli sforzi per prevenire e trattare l’HIV deve dunque andare di pari passo con iniziative mirate sui fattori strutturali che alimentano l’epidemia nelle popolazioni chiave, come stigma, barriere legali e disparità di genere.

 

La copertura scientifica ufficiale on-line della XX Conferenza Internazionale sull’AIDS (AIDS 2014), che si svolge a Melbourne in Australia, dal 20 al 25 luglio 2014, è offerta da LILA Onlus – Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS, in collaborazione con NAM.
La traduzione in italiano è a cura di LILA Onlus, con il sostegno del Circolo Aziendale GD.

Conferenza AIDS 2014 Australia si apre con minuto di silenzio per vittime volo MH17

Si è aperta con un minuto di silenzio la XX Conferenza internazionale sull’AIDS a Melbourne, alla quale dovevano partecipare anche sei delegati che viaggiavano sul volo MH17 abbattuto sopra Donetsk.

Hanno perso la vita nel disastro aereo Joep Lange, vice direttore dell’HIV Netherlands Australia Research Collaboration, pioniere della lotta contro l’AIDS e presidente dell’International AIDS Society dal 2002 al 2004; Martine de Schutter e Pim de Kuier di Aids Fonds/Stop Aids Now!; Lucie van Mens, direttrice di AIDS Action Europe; Glenn Thomas dell’OMS e Jacqueline van Tongeren dell’Amsterdam Institute for Global Health and Development.

Il Fatto Quotidiano – Aids, per l’Onu “entro il 2030 sarà possibile debellare l’epidemia del virus Hiv”

Il Fatto Quotidiano – Aids, per l’Onu “entro il 2030 sarà possibile debellare l’epidemia del virus Hiv”

La diffusione della malattia “sembra essere sotto controllo”. Secondo il rapporto diffuso dallle Nazioni Unite, “oggi più che mai, c’è la possibilità di combattere la battaglia finale”, visto che “il numero dei morti è diminuito del 35%” mentre sta crescendo l’accesso alle terapie antiretrovirali

In meno di vent’anni il virus dell’Aids potrebbe essere fermato. E’ quanto afferma l’Onu, dandosi come data ultima per dare uno stop alla diffusione della malattia il 2030. “Porre fine all’epidemia provocata dal virus Hiv è possibile”, ha affermato Michel Sidibé, direttore esecutivo dell’Unaids, il programma congiunto dell’Onu su Hiv/Aids. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, nel mondo ci sono circa 35 milioni di sieropositivi, di cui 24,7 milioni nell’Africa sub-sahariana. Dallo scoppio dell’epidemia, più di trent’anni fa, 78 milioni di persone sono state infettate e 39 milioni sono morte per malattie correlate all’Aids. Dati che non sembrano spaventare l’Onu, capace di mettere nero su bianco la possibilità di dare un freno all’epidemia. ”Questo traguardo potrebbe essere raggiunto entro il 2030 in ogni Paese” anche perché “il numero di morti per il virus sta diminuendo”, continuano le Nazioni Unite.

Secondo un’analisi del rapporto fatta da al Jazeera, ci sono diverse ragioni per accreditare la speranza di raggiungere il controllo della malattia. Il mondo ha osservato importanti cambiamenti sul fronte dell’Aids e sono stati registrati più successi negli ultimi cinque anni che ne 23 precedenti, sottolinea l’Uniads. In particolare, l’accesso alle terapie antiretrovirali è cresciuto, portando a 12,9 milioni il numero di persone con l’Hiv che vi hanno accesso, pari al 37% di chi convive con il virus. Sempre secondo al Jazeera, la diffusione dei farmaci antiretrovirali è tra i miglioramenti più importanti e decisivi, se si pensa che un anno prima erano in trattamento solo 10 milioni di malati, mentre nel 2010 meno di 5 milioni subivano il trattamento. Per quanto riguarda le nuove infezioni, dal 2001 sono diminuite del 38%. Calo anche per i decessi, scesi del 35% negli ultimi 10 anni. “Oggi più che mai, c’è la possibilità di combattere la battaglia finale per la diffusione del virus”.

Prospettive positive, quindi, anche se molto resta da fare. Primo fra tutti, un cambio di approccio. Incrementati quindi i fondi destinati al debellamento del virus: così che i 19 miliardi di dollari decisi dal programma delle Nazioni Unite per il 2013, dovranno necessariamente aumentare per il 2015, crescendo fino a 24 miliardi. Il rapporto definisce quindi i prossimi cinque anni come determinanti per indirizzare l’andamento dei prossimi 15. “Se il mondo accrescerà gli sforzi entro il 2020, l’umanità sarà in grado di porre fine all’epidemia”, continua Sidibé.

Per “fine dell’aids”, quindi, si intende che la diffusione del virus potrebbe essere sotto controllo, anche perché è stato marginalizzato l’impatto della malattia per le persone e i contesti sociali. Il virus continuerà probabilmente ad esistere a lungo, ma il suo impatto può essere annullato applicando azioni di prevenzione e continuando a diffondere le cure esistenti. Una malattia per cui tutt’ora non esiste la cura, come ha dimostrato il noto caso della bambina statunitense nata sieropositiva, che sembrava fosse guarita fino a che qualche giorno fa non è tornata ad avere tracce di Hiv nel sangue.

Di Redazione il Fatto Quotidiano 

In Uganda legge omofoba calpesta i diritti delle persone gay

In Uganda legge omofoba calpesta i diritti delle persone gay

E’ stata approvata in Uganda nei giorni scorsi una legge che prevede l’ergastolo per le persone omosessuali. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha invitato l’Uganda ad abrogare la nuova legge, che potrebbe portare a violenze e a un incremento dei casi di AIDS. Ban Ki-moon ha chiesto anche al governo ugandese di proteggere tutte le persone dalla violenza e dalla discriminazione.

La società civile ugandese chiede al mondo intero di farsi sentire. Una prima possibilità per farlo è firmare l’appello che si trova a questo link:  www.allout.org/kill-the-bill.