Il 1° dicembre è tutti i giorni

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COMUNICATO STAMPA

Il 1° dicembre è tutti i giorni

Oltre 10mila persone raggiunte, più di 5mila visualizzazioni e centinaia di condivisioni sui social network, decine di testate che ne hanno scritto e moltissime le singole persone che hanno raccolto il nostro invito: è il primo riscontro del video sull’Aids lanciato lo scorso1 dicembre e realizzato nell’ambito del progetto “Aids, Tubercolosi e Malaria: fatti e stereotipi”, a cura di Osservatorio AiDS – Aids Diritti Salute, Friends of the Global Fund EuropeAidos – Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo e Bluestocking.

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Adnkronos – Aids: 13 mln africani sieropositivi non hanno accesso a farmaci

Cape Town (Adnkronos Salute/Dpa) – Circa 13 milioni di africani sieropositivi non hanno ancora accesso ai farmaci antiretrovirali. Il dato è emerso dalla World Aids Campaign nell’ultimo giorno dell’African Aids conference a Cape Town. E la situazione peggiore riguarda la parte occidentale e centrale del continente, più colpita dall’Aids. Qui un terzo degli abitanti non ha accesso ai trattamenti, secondo Unaids (United Nations Programme on Hiv/Aids).

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Aids-13-mln-africani-sieropositivi-non-hanno-accesso-a-farmaci_32978631985.html

L’Italia torna a finanziare la lotta contro l’Aids, la TBC e la Malaria

Promessi 100 milioni di euro al Fondo Globale

in occasione della conferenza di rifinanziamento conclusasi ieri a Washington

 

Dopo anni di impegni disattesi e mancanza di investimenti, il nostro Paese ricomincia a finanziare la lotta contro le pandemie. L’Italia si impegna a versare 100 milioni di euro al Fondo Globale per la Lotta contro AIDS, Tubercolosi e Malaria nei prossimi tre anni. L’annuncio del Vice Ministro per gli Affari Esteri Pistelli è arrivato ieri, alla conferenza di rifinanziamento del Fondo Globale svoltasi a Washington. “Accogliamo positivamente la decisione del Governo di reinvestire nel Fondo Globale” dichiara Stefania Burbo, coordinatrice dell’Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS, “ci troviamo in una fase delicata della lotta contro le pandemie. I buoni risultati raggiunti finora andranno perduti se non agiamo con determinazione”.

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La Stampa: Il Fondo Globale può salvare milioni di vite nel mondo

La Stampa: Il Fondo Globale può salvare milioni di vite nel mondo

Parla Thokozile “Thoko” Phiri-Nkhoma, attivista della società civile del Malawi, ambasciatrice della campagna «Here I am» per il Fondo Globale, sieropositiva.

ALESSIA DE LUCA

“Se sono qui, oggi, a raccontare la mia esperienza e quella della mia famiglia è grazie a medicinali come gli antiretrovirali, che ogni anno vengono distribuiti gratuitamente a milioni di persone in Africa e nel mondo”. A parlare è Thokozile “Thoko” Phiri-Nkhoma, attivista della società civile del Malawi, ambasciatrice della campagna ‘Here I am’ per il Fondo Globale, sieropositiva. Per Thoko, la battaglia quotidiana di chi lotta contro Aids, malaria e tubercolosi è la storia della sua famiglia.
“Mio padre si è ammalato quando io ero ancora una bambina. Negli anni ’90 ricordo che ha passato più tempo in ospedale che a casa. I medici gli avevano diagnosticato una malaria cronica, fin quando nel 1997, in seguito all’ennesima ricaduta, entrò in coma. Fu allora che il medico andò da mia madre e le disse: suo marito è condannato, ha contratto l’Hiv. Io avevo 11 anni”.

In quel periodo, in Malawi nonostante l’altissimo tasso di incidenza della malattia, non esisteva la distribuzione gratuita o a prezzi competitivi, di farmaci salvavita. Nel 1997, anno della morte del padre di Thoko, in Malawi la mortalità dei pazienti che risultavano positivi all’Hiv era del 100%.

“Le persone morivano come mosche. La mia infanzia è stata segnata dai lutti e da una sequela infinita di funerali che si susseguivano, nel nostro quartiere come negli altri, con una frequenza impressionante” racconta Thoko, che dopo la morte del padre ha dovuto lasciare la scuola e lavorare per aiutare la famiglia. “Eravamo rimasti io, mia madre e altre fratellini più piccoli, non si riusciva ad andare avanti. Nel 2000 anche mia madre e uno dei miei fratelli hanno cominciato ad ammalarsi sempre più spesso. Lei non riusciva neanche ad alzarsi, figuriamoci a lavorare”.

In quegli anni il 14% della popolazione del Malawi, di circa 12 milioni di abitanti, aveva contratto il virus. In alcune regioni del paese la percentuale raggiungeva il 21% della cittadinanza. Uno dei tassi di incidenza più alti al mondo, che ha portato come conseguenza un aumento esponenziale dei casi di malaria e tubercolosi. Nel 2003 il governo di Lilongwe fu tra i primi ad adottare i programmi salva-vita che, attraverso il Fondo globale di lotta all’AIDS, alla tubercolosi e alla malaria, prevedono trattamenti gratuiti alle persone contagiate.

 

“Mia madre ha ripreso a vivere. Attraverso uno dei ambulatori locali eravamo rientrati nel programma e una volta iniziata la terapia è tornata quella di una volta. Si è ristabilita ed è riuscita ad andare avanti e a sfamare i suoi figli” spiega Thoko, la cui famiglia è stata flaggellata dalla pandemia. Oltre a suo padre e sua madre – morta due anni fa – la tubercolosi ha portato via uno dei suoi fratelli. “Nel 2008 anche io ho cominciato a tossire, sempre di più. Alla diagnosi di tubercolosi si è aggiunta quella della sieropositività all’Hiv. Oggi vivo con mia sorella, anche lei sieropositiva e contribuisco alla campagna del Fondo Globale, perché è ai suoi programmi che devo la vita” dice, chiedendosi cosa succederebbe se il programma di lotta contro le pandemie si arrestasse, per mancanza di fondi.

 

Per contrastare efficacemente Aids/Hiv, tubercolosi e malaria, riducendo anche l’impatto economico delle tre pandemie, il Fondo Globale ha bisogno di un finanziamento di 15 miliardi di dollari per i prossimi tre anni. Se nel 2012 le nuove infezioni sono state 2 milioni e 300 mila, con un calo del 33% dal 2001, e le morti correlate all’AIDS sono state 1milione e 600 mila, diminuite di circa un terzo dal 2005 è pur vero che ancora molto resta da fare.

 

Anche se i numeri parlano chiaro, e l’azione del Fondo Globale continua a ridurre l’incidenza dell’Aids, 4 mila persone ogni giorno, la maggior parte nei paesi in via di sviluppo, continuano a morire a causa della malattia. A seguito della crisi economica, e di decisioni politiche controverse, si è assistito ad una vera e propria marcia indietro da parte dei donatori internazionali che ha comportato, di fatto, per questi paesi la necessità di dover tagliare i programmi di cura.

 

“Quando racconto alla gente della mia storia e chiedo loro di contribuire al rifinanziamento dei programmi per il Fondo Globale so di cosa parlo – osserva Thoko – L’accesso alle cure è importante ma da solo non basta. C’è bisogno di formazione e istruzione: diffondere la prevenzione fin dentro alle capanne della gente più povera. Dare speranza agli ammalati, indicando con esempi concreti che la vita continua. Aiutare i superstiti ad avviare una piccola attività economica. Specializzare il personale sanitario. Allevare le decine di migliaia di bambini rimasti senza genitori. Ma soprattutto educare i ragazzi, affinché crescano consapevoli della minaccia e non contribuiscano al diffondersi del virus. Soltanto così si può sperare, un giorno, di averla vinta”.
In quel periodo, in Malawi nonostante l’altissimo tasso di incidenza della malattia, non esisteva la distribuzione gratuita o a prezzi competitivi, di farmaci salvavita. Nel 1997, anno della morte del padre di Thoko, in Malawi la mortalità dei pazienti che risultavano positivi all’Hiv era del 100%.

“Le persone morivano come mosche. La mia infanzia è stata segnata dai lutti e da una sequela infinita di funerali che si susseguivano, nel nostro quartiere come negli altri, con una frequenza impressionante” racconta Thoko, che dopo la morte del padre ha dovuto lasciare la scuola e lavorare per aiutare la famiglia. “Eravamo rimasti io, mia madre e altre fratellini più piccoli, non si riusciva ad andare avanti. Nel 2000 anche mia madre e uno dei miei fratelli hanno cominciato ad ammalarsi sempre più spesso. Lei non riusciva neanche ad alzarsi, figuriamoci a lavorare”.

In quegli anni il 14% della popolazione del Malawi, di circa 12 milioni di abitanti, aveva contratto il virus. In alcune regioni del paese la percentuale raggiungeva il 21% della cittadinanza. Uno dei tassi di incidenza più alti al mondo, che ha portato come conseguenza un aumento esponenziale dei casi di malaria e tubercolosi. Nel 2003 il governo di Lilongwe fu tra i primi ad adottare i programmi salva-vita che, attraverso il Fondo globale di lotta all’AIDS, alla tubercolosi e alla malaria, prevedono trattamenti gratuiti alle persone contagiate.

 

“Mia madre ha ripreso a vivere. Attraverso uno dei ambulatori locali eravamo rientrati nel programma e una volta iniziata la terapia è tornata quella di una volta. Si è ristabilita ed è riuscita ad andare avanti e a sfamare i suoi figli” spiega Thoko, la cui famiglia è stata flaggellata dalla pandemia. Oltre a suo padre e sua madre – morta due anni fa – la tubercolosi ha portato via uno dei suoi fratelli. “Nel 2008 anche io ho cominciato a tossire, sempre di più. Alla diagnosi di tubercolosi si è aggiunta quella della sieropositività all’Hiv. Oggi vivo con mia sorella, anche lei sieropositiva e contribuisco alla campagna del Fondo Globale, perché è ai suoi programmi che devo la vita” dice, chiedendosi cosa succederebbe se il programma di lotta contro le pandemie si arrestasse, per mancanza di fondi.

 

Per contrastare efficacemente Aids/Hiv, tubercolosi e malaria, riducendo anche l’impatto economico delle tre pandemie, il Fondo Globale ha bisogno di un finanziamento di 15 miliardi di dollari per i prossimi tre anni. Se nel 2012 le nuove infezioni sono state 2 milioni e 300 mila, con un calo del 33% dal 2001, e le morti correlate all’AIDS sono state 1milione e 600 mila, diminuite di circa un terzo dal 2005 è pur vero che ancora molto resta da fare.

 

Anche se i numeri parlano chiaro, e l’azione del Fondo Globale continua a ridurre l’incidenza dell’Aids, 4 mila persone ogni giorno, la maggior parte nei paesi in via di sviluppo, continuano a morire a causa della malattia. A seguito della crisi economica, e di decisioni politiche controverse, si è assistito ad una vera e propria marcia indietro da parte dei donatori internazionali che ha comportato, di fatto, per questi paesi la necessità di dover tagliare i programmi di cura.

 

“Quando racconto alla gente della mia storia e chiedo loro di contribuire al rifinanziamento dei programmi per il Fondo Globale so di cosa parlo – osserva Thoko – L’accesso alle cure è importante ma da solo non basta. C’è bisogno di formazione e istruzione: diffondere la prevenzione fin dentro alle capanne della gente più povera. Dare speranza agli ammalati, indicando con esempi concreti che la vita continua. Aiutare i superstiti ad avviare una piccola attività economica. Specializzare il personale sanitario. Allevare le decine di migliaia di bambini rimasti senza genitori. Ma soprattutto educare i ragazzi, affinché crescano consapevoli della minaccia e non contribuiscano al diffondersi del virus. Soltanto così si può sperare, un giorno, di averla vinta”.

La Stampa: Aids, malaria, Tbc Servono 15 miliardi

A Washington la riunione del «Fondo Globale» contro le tre grandi malattie. L’Italia, che dal 2009 non versa contributi, annuncia: «sulla salute globale daremo un segnale forte».
ALESSIA DE LUCA
Servono 15 miliardi di dollari per trasformare Aids, tubercolosi e malaria da “epidemie a elevata trasmissione” in malattie “endemiche a bassa diffusione”. Un risultato impensabile fino a soli pochi anni fa ma che potrebbe essere a portata di mano entro il 2016. A sostenerlo è il Fondo Globale, alla vigilia dell’apertura a Washington della conferenza di rifinanziamento dell’organismo; un appuntamento in cui i donatori sono chiamati a esprimere il proprio impegno finanziario.
Negli ultimi anni, le scoperte scientifiche, la riduzione dei costi e un maggiore know-how hanno consentito di invertire la tendenza: a livello mondiale, il contagio da Hiv si è ridotto di un terzo ed il costo degli antiretrovirali è diminuito di oltre il 90%. Il numero delle famiglie africane che dormono con le zanzariere trattate con insetticida è aumentato dal 3 al 53%, mentre i decessi per malaria sono diminuiti di un terzo. Anche la mortalità della tubercolosi si è ridotta di più del 40%. Complessivamente, il sostegno fornito dal Fondo globale contro i cosiddetti ‘big three’ ha salvato più di nove milioni di vite.

 
Le tre malattie, tuttavia, continuano a imporre un tributo devastante in termini di vite umane ed economici: Unaids, il programma delle Nazioni Unite per l’Aids/Hiv informa che nel 2012 le nuove infezioni sono state 2 milioni e 300 mila, e che le morti correlate all’Aids sono state 1milione e 600 mila. Ad oggi inoltre, sono 18 milioni i sieropositivi che non hanno accesso alle cure, mentre ogni giorno 4 mila persone, la maggior parte nei paesi in via di sviluppo continuano a morire a causa della malattia.
A determinare questa situazione è, in buona parte, la carenza di finanziamenti da parte dei donatori internazionali. A seguito della crisi economica, e di decisioni politiche discutibili, i fondi per i programmi di distribuzione gratuita o a basso costo dei medicinali salva-vita nei paesi ad alto rischio sono andati via via riducendosi. Anche l’Italia, pur avendo svolto nel 2001 un ruolo di primo piano per il lancio del Fondo, dal 2009 non versa i contributi promessi e non ha più assunto alcun impegno finanziario per gli anni successivi.
Una posizione che il nostro paese potrebbe presto archiviare come un ‘brutto ricordo’, per contribuire con rinnovato slancio alla partecipazione nel Fondo. Lo ha promesso il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, giunto oggi a Washington, annunciando che l’Italia si appresta a tornare come un “attore di primo piano” nel campo della salute globale. “Da parte del governo – conferma Sergio Pagano della Direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo – c’è la volontà di mandare un segnale forte e altamente simbolico, di rottura con il passato recente nonostante la crisi non sia certo archiviata”.
“Non possiamo né abbassare la guardia, né desistere dagli sforzi per combattere e sconfiggere queste terribili malattie” sottolinea Pagano, definendo “essenziale” che il Fondo riceva i contributi promessi dai diversi governi donatori, inclusa l’Italia, il prima possibile. Sui margini economici dell’impegno le bocche sono cucite anche se una mozione presentata il mese scorso alla Camera, e sottoscritta da una quarantina di deputati chiedeva un impegno pari a 100 milioni di euro per il triennio 2014-2016, insieme ad un ruolo politico più attivo del nostro aese nella struttura di governo del Fondo stesso.
In termini globali, lo stanziamento di 15 miliardi di dollari entro il 2016, consentirebbe di trattare circa 17 milioni di pazienti affetti da tubercolosi, salvando quasi 6 milioni di vite in tre anni. Si riuscirebbe inoltre a prevenire milioni di nuovi casi di malaria, salvando quasi 200.000 vite in più ogni anno rispetto ai livelli attuali, impedendo una recrudescenza della malattia. Significherebbe anche evitare più di un milione di nuovi casi di Hiv ogni anno, con un risparmio di miliardi di dollari per la cura e il trattamento a lungo termine. Inoltre la terapia antiretrovirale potrebbe diventare disponibile per più di 18 milioni di persone entro il 2016, rispetto agli 8 milioni raggiunti nel 2012.
“I progressi scientifici ci danno un’opportunità storica: mettere sotto controllo queste malattie. Ma si tratta di un’occasione limitata nel tempo e per coglierla dobbiamo agire con rapidità ed efficacia” dice Mark Dybul, direttore esecutivo del Fondo Globale: “Siamo di fronte a una scelta, possiamo investire ora o continuare a pagare per sempre”.
http://www.lastampa.it/2013/12/02/scienza/ambiente/focus/aids-malaria-tbc-servono-miliardi-PRBk9SttzezHkcEwHveMYK/pagina.html

FONDO GLOBALE AIDS, TBC E MALARIA: L’ITALIA TORNI A FARE LA SUA PARTE!

Il Fondo Globale chiede a donatori vecchi e nuovi di investire complessivamente 15 miliardi di dollari nei prossimi tre anni. Una cifra importante, ma che unita all’impegno finanziario dei Paesi che realizzano programmi di lotta contro le pandemie e al contributo di altri canali internazionali di finanziamento, farebbe la differenza. 18 milioni di persone che vivono con l’HIV potrebbero beneficiare della terapia antiretrovirale, si salverebbe la vita di 6 milioni di persone colpite dalla tubercolosi e si eviterebbero quasi 200.000 morti per malaria.
Se le risorse per il Fondo Globale rimanessero invariate, si avrebbero 3.9 milioni di nuove infezioni da HIV in più, curare nuovi casi di tubercolosi potrebbe costare fino a 1.000 volte di più e la lotta contro la malaria comporterebbe un mancato incremento del PIL pari a 20 miliardi di dollari.
Questi messaggi sono stati recapitati anche all’Italia. Dopo anni di impegni disattesi e di assenza di investimenti, il nostro Paese ha l’opportunità di cambiare rotta dichiarando un rinnovato impegno nella lotta contro AIDS, tubercolosi e malaria, in occasione della conferenza di rifinanziamento del Fondo Globale che si svolge a Washington D.C. il 2 e il 3 dicembre. Alcuni Paesi hanno già dichiarato i loro impegni: e l’Italia cosa farà? Sceglierà di pagare il costo dell’azione o quello della non azione?
E’ possibile scaricare qui il briefing paper “Il costo di (non) agire: l’Italia e il Fondo Globale per combattere AIDS, tubercolosi e malaria”.

ASCA – Aids: Oms, adolescenti colpiti da Hiv aumentati di un terzo in 10 anni

Negli ultimi dieci anni e’ cresciuto di un terzo il numero degli adolescenti che in tutto il mondo ha contratto il virus dell’Hiv. Lo ha reso noto l’Organizzazione Mondiale della Sanita’, accusando le mancanze dei programmi di assistenza. ”Oltre due milioni di adolescenti di eta’ fra i 10 e i 19 anni vivono oggi con l’Hiv”, il 33% in piu’ rispetto al 2001, scrive l’Oms. ”Molti di loro non ricevono ne’ cure ne’ assistenza”. Nella regione del mondo piu’ colpita dall’Aids, l’Africa sub-sahariana, la maggior parte degli adolescenti colpiti sono ragazze che hanno avuto rapporti sessuali non protetti, spesso sotto costrizione. In Asia, al contrario, i piu’ colpiti sono i giovani tossicodipendenti. Dai dati dell’Oms, emerge inoltre che nel 2005 morirono 70 mila adolescenti di Aids, un numero salito a 104 mila sette anni piu’ tardi, anche se il numero dei decessi globali e’ sceso dai 2,3 milioni del 2005 agli 1,6 milioni del 2012. Fra le misure richieste dall’agenzia saniatria dell’Onu, c’e’ la cancellazione dell’obbligo di permesso dei genitori per sottoporre un minore al test. Nell’Africa sub-sahariana si stima che solo il 10-15% dei giovani colpiti dal virus sia a conoscenza del suo stato.

(fonte AFP). red-uda/

 

http://www.asca.it/news-Aids__Oms__adolescenti_colpiti_da_Hiv_aumentati_di_un_terzo_in_10_anni-1339865-BRK.html

Il Sole 24 ORE: La battaglia contro l’AIDS che il Sudafrica può vincere

di Tochukwu Akunyili

ERFURT – Il Sudafrica è stato per anni l’esempio di cosa non fare nella battaglia contro l’AIDS. Fino a poco tempo fa, la risposta del governo al contagio che minacciava la linfa vitale del paese è stata insignificante e superficiale. Ma le pressioni crescenti degli ultimi vent’anni da parte della società civile, dei media e di un numero maggiore di politici illuminati, stanno finalmente producendo qualche risultato. Questa malattia, che ha inflitto un enorme e profondo dolore sociale ed economico e che ha tragicamente ridotto le aspettative di vita, sembra stia ora regredendo.

 

Ma un nuovo indica che la battaglia del Sudafrica contro il virus è ancora lontana dalla fine. Il paese presenta la più grande diffusione di HIV a livello mondiale con 5,6 milioni di cittadini attualmente affetti dal virus (più del 10% della popolazione). Ogni anno, si registrano circa 300.000 nuove infezioni e 170.000 decessi legati all’AIDS. I pazienti affetti dall’AIDS sono poi anche esposti ad altre infezioni. Il 70% dei sudafricani affetti da HIV hanno infatti contratto anche la tubercolosi, mentre si stima che la metà dei pazienti con il virus dell’HIV la contrarranno nel corso della loro vita. Cosa ancor peggiore, a un terzo delle donne incinte, demograficamente più propense a prendere l’AIDS, è stato diagnosticato il virus che può essere trasferito al bambino durante il parto.
La ferocia di questa malattia e la velocità con cui si diffonde ha colto di sorpresa molti sudafricani. Come è avvenuto nei paesi sviluppati, l’infezione da HIV era inizialmente concentrata tra gli omosessuali, gli emofiliaci e gli utilizzatori di droga per via endovenosa. Ma durante gli anni ’90, e per ragioni ancora non del tutto comprese, il virus si è poi diffuso in tutta la popolazione. Il numero di sudafricani infetti (equivalente alla popolazione della Danimarca) supera quello complessivo di tutti i paesi vicini, ovvero Mozambico, Lesotho, Botswana, Namibia e Zimbabwe.

Tuttavia, la diffusione rapida dell’HIV e l’aumento del numero di decessi legati all’AIDS non hanno, sorprendentemente, incoraggiato i leader del paese del periodo post-apartheid, in particolar modo l’ex presidente , ad agire in modo significativo. Per anni, i rappresentanti di alto livello del Congresso Nazionale dell’Africa sembrano aver preferito negare la diffusione dell’HIV e dell’AIDS e trascurare la ricerca del modo migliore per combatterlo.

Le organizzazioni della società civile non si sono tuttavia dimostrate compiacenti e hanno utilizzato i tribunali, i media e forme di disobbedienza civile per esortare al cambiamento. Sebbene ci siano ancora visioni ben distinte su come curare l’HIV, negli ultimi dieci anni sono state introdotte in alcune strutture pubbliche una serie di cure antiretrovirali. Inoltre, a seguito della nomina nel 2009 del Ministro della Salute Aaron Motsoaledi, è stato sviluppato un nuovo approccio coerente e lineare.

Secondo il Dipartimento Nazionale della Sanità del Sudafrica ed i professionisti della sanità privata le condizioni non sono più così disperate. Tre diversi approcci hanno aiutato a contenere la diffusione: la fornitura di una terapia antiretrovirale da parte del governo e delle agenzie donatrici, un miglior trattamento dei pazienti affetti da tubercolosi che tendono a contrarre anche il virus dell’HIV, ed un programma allargato di prevenzione della trasmissione del virus dalla madre al bambino.

Questi rimedi hanno ridotto il tasso di nuove infezioni (anche se il numero totale di persone affette da HIV continua a crescere, in particolar modo nella popolazione tra i 15 ed i 49 anni). Grazie al fatto che circa due milioni di pazienti sono ora trattati con terapie antiretrovirali, dal 2005 ci sono 100.000 decessi legati all’AIDS in meno all’anno. Il contagio tra i bambini appena nati, una volta pari a 70.000 casi all’anno, si è ridotto del 63%, mentre la vita di milioni di pazienti affetti da HIV si è allungata.

Un altro fattore importante è stato una migliore integrazione di programmi di trattamento. Il governo ha infatti allineato i programmi di trattamento antiretrovirale iniziati nel 2008 per i pazienti afflitti da HIV con i programmi di monitoraggio precoce per le donne incinte. Sono stati di aiuto anche i nuovi e più efficaci trattamenti per la prevenzione della tubercolosi, in particolar modo dei ceppi con maggiore resistenza multifarmaco.

Bisogna e si deve fare di più. Si potrebbero, ad esempio, ridurre le nuove infezioni incoraggiando le donne incinte ad andare presso le cliniche per dei monitoraggi precoci e per una serie di controlli dopo il parto.

Ma oggi dobbiamo riconoscere i progressi fatti, se non addirittura celebrarli. I successi recenti dimostrano che con la volontà politica e le risorse necessarie anche la piaga peggiore può essere sconfitta; una lezione non solo per il Sudafrica ma anche per gli altri paesi e per tutto il mondo in via di sviluppo.

Traduzione di Marzia Pecorari

Tochukwu Akunyili è uno studente presso la Willy Brandt School of Public Policy, Università di Erfurt.

Copyright: Project Syndicate, 2013.

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2013-11-20/la-battaglia-contro-l-aids-che-sudafrica-puo-vincere–112433.shtml?uuid=AB23DLe

Lettera dell’Osservatorio Aids al Vice Ministro Pistelli sull’impegno finanziario dell’Italia per il Fondo Globale Aids, Tbc e Malaria

L’Osservatorio AIDS ha scritto oggi una lettera al Vice Ministro Pistelli, a seguito della sua recente dichiarazione di un ricoinvolgimento finanziario dell’Italia nel Fondo Globale per la Lotta contro AIDS, Tubercolosi e Malaria.

Nella lettera, chiediamo al Vice Ministro un impegno finanziario di 100 milioni di euro per il triennio 2014-2016, come richiesto da 42 parlamentari attraverso una mozione presentata alla Camera dei Deputati il 4 ottobre.

Di seguito il testo della lettera.

Roma, 13 novembre 2013

Alla cortese attenzione di

 

Lapo Pistelli, Vice Ministro degli Affari Esteri con delega alla cooperazione allo sviluppo

 

e per conoscenza:

Giampaolo Cantini, Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri

 

 

Oggetto: impegno del Governo italiano per il rifinanziamento del Fondo Globale per la Lotta

contro AIDS, Tubercolosi e Malaria.

 

Gentile Ministro,

 

facciamo seguito con questa nostra lettera alla conferenza del 6 novembre organizzata dal CINI sulla cooperazione internazionale a un anno dal Forum di Milano. Desideriamo ribadire la nostra soddisfazione per l’annuncio da Lei effettuato in quella occasione del ricoinvolgimento finanziario dell’Italia nel Fondo Globale. Il nostro Paese contribuirà così a raggiungere l’obiettivo di 15 miliardi da mettere a disposizione del Fondo Globale nei prossimi tre anni, per consentire un’efficace azione di contrasto alle pandemie.

 

Durante la conferenza, inoltre, Lei ha sottolineato che l’Italia potrà tornare e essere protagonista credibile nel campo della salute globale a livello internazionale. Riteniamo che la credibilità, tuttavia, potrà essere recuperata soltanto se il nostro Paese effettuerà una dichiarazione di impegno finanziario significativo in occasione della conferenza di rifinanziamento del Fondo, che si svolgerà a Washington D.C. il 2 e il 3 dicembre prossimo. Ci appelliamo a Lei, affinché venga tenuta in considerazione la richiesta di formalizzare un impegno finanziario di 100 milioni di euro per il triennio 2014-2016, contenuta nella mozione che l’On. Mogherini ha presentato alla Camera dei Deputati il 4 ottobre e che è stata sottoscritta da altri 41 parlamentari.

 

Un impegno di tale entità rappresenterebbe un contributo rilevante, per consentire al Fondo Globale di continuare a svolgere e ad ampliare gli interventi di lotta contro le tre pandemie. Il rifinanziamento del Fondo è indispensabile per raggiungere un obiettivo che una volta sembrava impossibile: sconfiggere AIDS, tubercolosi e malaria nell’arco della nostra vita.

 

La ringraziamo per l’attenzione che vorrà riservare alla nostra lettera.

 

Stefania Burbo

per l’Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS

 

I numeri del Fondo Globale:

Negli ultimi 10 anni il Fondo Globale è divenuto il principale finanziatore multilaterale nel settore della salute globale, raccogliendo l’82 per cento dei finanziamenti internazionali per la tubercolosi, il 50 per cento per la malaria e il 21 per cento per la lotta contro l’AIDS. Il Fondo Globale finanzia anche il rafforzamento dei sistemi sanitari.

 

Grazie ai programmi sostenuti dal Fondo Globale:

· 5.3 milioni di persone colpite dall’HIV hanno avuto accesso alla terapia antiretrovirale

salvavita

· sono stati distribuiti 340 milioni di zanzariere impregnate di insetticida per la prevenzione

della malaria

· 11 milioni di casi di tubercolosi sono stati diagnosticati e curati

· 2.1 milioni di donne sieropositive incinte hanno ricevuto la terapia antiretrovirale per

prevenire la trasmissione del virus al proprio figlio.

FIRMA L’APPELLO PER IL FINANZIAMENTO DEL FONDO GLOBALE CONTRO L’AIDS, LA TUBERCOLOSI E LA MALARIA

FIRMA L’APPELLO PER IL FINANZIAMENTO DEL FONDO GLOBALE CONTRO L’AIDS, LA TUBERCOLOSI E LA MALARIA

Riproponiamo l’appello (anche in italiano) della campagna internazionale Here I  Am rivolta ai leader mondiali, a sostegno del Fondo Globale per la Lotta contro l’AIDS, la Tubercolosi e la Malaria. A dicembre si svolgerà la conferenza di rifinanziamento del Fondo Globale, in cui i donatori, Italia compresa, saranno invitati a esprimere i propri impegni finanziari per i prossimi tre anni.
Se si raccoglieranno complessivamente almeno 15 miliardi di dollari, entro il 2016, grazie ai progetti sostenuti dal Fondo Globale
sarà possibile raggiungere i seguenti risultati: terapia salvavita per 7.3 milioni di persone sieropositive, cura antitubercolare per 21 milioni di persone, distribuzione di 390 milioni di zanzariere impregnate di insetticida per la prevenzione della malaria.
L’Osservatorio AIDS aderisce alla campagna Here I Am della società civile internazionale, che dà voce alle persone colpite dalle tre pandemie, affinché siano ascoltate dai leader mondiali, che a dicembre prenderanno decisioni proprio sulle loro vite e su quelle di milioni di persone.
Finora sono state raccolte 750 firme, ma l’obiettivo è arrivare a 5.000. Per salvare vite umane, è necessario mobilitare persone in tutto il mondo. Agisci anche tu, firma e diffondi l’appello ai leader mondiali a sostegno del Fondo Globale!
Di seguito il testo in italiano dell’appello:

Appello della società civile internazionale per il pieno finanziamento del Fondo Globale per la Lotta contro l’AIDS, la Tubercolosi e la Malaria
Il Fondo Globale per la Lotta contro l’AIDS, la Tubercolosi e la Malaria ha raggiunto risultati eccezionali da quando è stato creato, nel 2002. Ha fornito terapia salvavita a 5.3 milioni di persone sieropositive, cura antitubercolare a 11 milioni di persone e ha distribuito 340 milioni di zanzariere impregnate di insetticida per la prevenzione della malaria. Il Fondo Globale è divenuto il principale finanziatore di programmi di lotta contro l’AIDS, la tubercolosi e la malaria, sostenendo oltre 1000 progetti in 151 paesi, per un valore superiore a 22 miliardi di dollari.
Siamo convinti che sia possibile sconfiggere l’AIDS, la tubercolosi e la malaria, investendo in maniera strategica a favore dell’accesso universale ai servizi di prevenzione e cura di queste tre pandemie. E’ urgente, pertanto, ripartire con slancio dai risultati raggiunti nell’ultimo decennio e impegnarsi a eliminare AIDS, tubercolosi e malaria, attraverso una migliore assegnazione delle priorità agli interventi, una migliore individuazione degli obiettivi e il ricorso alle scoperte scientifiche. Il pieno finanziamento del Fondo Globale è essenziale per raggiungere questo obiettivo.
Chiediamo a tutti i donatori e ai Paesi che realizzano programmi di lotta contro le tre pandemie di:
Impegnarsi a incrementare gli investimenti strategici a favore dei programmi di prevenzione e cura per le persone colpite dall’HIV/AIDS, la tubercolosi e la malaria.
Finanziare pienamente il Fondo Globale per la Lotta contro l’AIDS, la Tubercolosi e la Malaria, impegnandosi a versare, complessivamente, 15 milioni di dollari per il triennio 2014-2016.
Impegnarsi a incrementare gli obiettivi nazionali a favore della salute e la spesa sanitaria pro-capite in tutti i Paesi colpiti dall’HIV/AIDS, la tubercolosi e la malaria.
Riteniamo che grazie a investimenti appropriati adesso, abbiamo l’opportunità di sconfiggere queste tre pandemie nell’arco della nostra vita; possiamo ridurre gradualmente i costi necessari per raggiungere questo scopo, se ci impegniamo a finanziare pienamente l’ambiziosa strategia del Fondo Globale per la Lotta contro l’AIDS, la Tubercolosi e la Malaria. Per fare ciò, è necessario investire quest’anno 15 miliardi di dollari e reperire ulteriori risorse individuando nuovi donatori e utilizzando i meccanismi innovativi di finanziamento.
Ci appelliamo ai donatori e ai Paesi che realizzano programmi di lotta contro le tre epidemie, affinché costruiscano le fondamenta di un mondo libero dall’AIDS, dalla tubercolosi e dalla malaria, finanziando pienamente il Fondo Globale nel 2013.