NOTA DELL’OSSERVATORIO AIDS AL GOVERNO IN VISTA DELLA CONFERENZA DI RIFINANZIAMENTO DEL FONDO GLOBALE AIDS, TBC E MALARIA

L’Osservatorio AIDS ha scritto oggi una nota al Governo italiano per chiedere che il nostro Paese torni a finanziare il Fondo Globale per la Lotta contro AIDS, Tubercolosi e Malaria, comunicando un impegno di risorse per i prossimi tre anni in occasione della Conferenza di Rifinanziamento del Fondo che si svolgerà in autunno. Riportiamo di seguito il testo della nota.

Roma, 10 luglio 2013
Alla cortese attenzione di
Enrico Letta, Presidente del Consiglio dei Ministri
Fabrizio Saccomanni, Ministro dell’Economia e delle Finanze
Emma Bonino, Ministro degli Affari Esteri
Lapo Pistelli, Vice Ministro degli Esteri

e per conoscenza:
Armando Varricchio, Consigliere Diplomatico del Presidente del Consiglio
Giampaolo Cantini, Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Min. Affari Esteri

Contributo alla definizione dell’impegno futuro dell’Italia nella lotta contro le pandemie in vista della Conferenza di Rifinanziamento del Fondo Globale per la Lotta contro AIDS, TB e Malaria
Autunno 2013

In questa nota l’Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS, una rete di 14 ONG italiane e internazionali, presenta le proprie raccomandazioni al Governo italiano in vista della sessione conclusiva della 4a Conferenza di Rifinanziamento del Fondo Globale, affinché il nostro Paese torni ad avere un ruolo nella lotta contro le pandemie.

Le premesse
La centralità del Fondo Globale nella lotta contro le pandemie
Negli ultimi dieci anni il Fondo Globale è divenuto il principale strumento di lotta contro AIDS, tubercolosi e malaria e ha fondamentalmente modificato la capacità della comunità internazionale di combattere queste tre pandemie. Nel 2002, la terapia antiretrovirale per la cura dell’HIV era praticamente inesistente nei Paesi a risorse limitate; oggi negli stessi Paesi 9.7 milioni di persone ne possono beneficiare[1], di cui la metà circa grazie ai programmi sostenuti dal Fondo Globale. 9.7 milioni di nuovi casi di tubercolosi sono stati individuati e curati con i programmi del Fondo – 2.9 milioni di casi in più rispetto a cinque anni fa e sempre attraverso la realizzazione di programmi sostenuti da tale organismo, sono stati distribuiti 310 milioni di zanzariere impregnate di insetticida per la prevenzione della malaria – 46 milioni in più rispetto a cinque anni fa[2]. Il Fondo Globale da solo garantisce oltre la metà dei finanziamenti mondiali per la lotta contro tubercolosi e malaria.
Nato come organizzazione di emergenza strutturata per intervenire “verticalmente” e in modo esclusivo sulle tre malattie, il Fondo Globale si sta trasformando in modo da focalizzarsi più strategicamente su interventi a elevato impatto a favore delle popolazioni vulnerabili, tenendo conto di un approccio che garantisca l’eguaglianza di genere nella risposta alle tre pandemie e con ricadute positive sui fragili sistemi sanitari dei Paesi più poveri.
Il Fondo agisce attraverso un modello innovativo, basato sulla partecipazione alle decisioni di tutti gli attori rilevanti – dai Governi alla società civile e al settore privato – e sull’identificazione delle priorità a livello nazionale; il suo meccanismo di erogazione degli aiuti è fondato sui risultati e l’efficacia dei programmi.

I bisogni finanziari globali
L’incremento degli investimenti da parte dei donatori e dei Paesi colpiti dalle tre pandemie, le recenti scoperte scientifiche, la riduzione dei costi e un migliore know-how hanno consentito notevoli successi: la diffusione dell’HIV ha iniziato a rallentare el’incidenza della tubercolosi e della malaria è diminuita. Le tre pandemie, tuttavia, continuano a imporre un tributo devastante in termini di vite umane ed economici. Nel 2011 si sono registrati nel mondo 2.7 milioni di decessi correlati all’AIDS e alla tubercolosi; nel 2010 si sono avute 660.000 morti causate dalla malaria.Ci troviamo ora davanti a un bivio: possiamo scegliere di rimanere sui livelli attuali di investimento, che manterranno però elevato il numero di decessi e di nuove infezioni oppure possiamo intensificare lo sforzo finanziario, in modo da trasformare AIDS, tubercolosi e malaria da epidemie a elevata trasmissione in malattie endemiche a bassa diffusione, salvando così milioni di vite e risparmiando miliardi di euro.
A seguito di studi realizzati insieme ai propri partner a livello nazionale e internazionale, il Fondo Globale ha stimato che sarebbero necessari 87 miliardi di dollari per contrastare efficacemente AIDS, tubercolosi e malaria nei prossimi tre anni e che tali fondi potrebbero essere così ripartiti: 37 miliardi coperti dai Paesi che realizzano programmi di lotta contro le tre pandemie, 15 miliardi forniti dal Fondo Globale e 24 miliardi da altri canali internazionali di finanziamento. Questo sforzo collettivo garantirebbe il reperimento di quasi il 90% delle risorse necessarie per combattere AIDS, tubercolosi e malaria. Nel concreto, si stima che si potrebbero prevenire più di 1 milione di nuove infezioni HIV ogni anno e che la terapia antiretrovirale potrebbe divenire disponibile per 18 milioni di persone; si potrebbe inoltre salvare la vita di 6 milioni di persone colpite dalla tubercolosi ed evitare milioni di nuovi casi di malaria[3].

Il ruolo dell’Italia
Il nostro Paese ha svolto un ruolo fondamentale per il lancio del Fondo Globale, avvenuto in occasione del Summit G8 di Genova del 2001. A partire dal 2009, tuttavia, l’Italia non ha mantenuto le promesse fatte nei confronti di tale organismo per un totale di 260 milioni di euro e non ha più assunto alcun impegno finanziario futuro. Considerando che i due terzi del contributo italiano alla lotta contro l’HIV/AIDS erano erogati attraverso il Fondo Globale, a causa dei tagli l’impegno profuso dall’Italia per contrastare la pandemia nei Paesi a risorse limitate si è praticamente azzerato. In aggiunta, nel 2007 e nel 2008 un terzo dell’APS (Aiuto Pubblico allo Sviluppo) italiano per la salute è stato canalizzato attraverso il Fondo Globale, il suo mancato finanziamento negli anni successivi, di conseguenza, ha ridotto l’impegno dell’Italia a favore della salute globale.
Il Documento di Economia e Finanzia (DEF) 2014-2017 approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso aprile prevede un incremento costante delle risorse per la cooperazione internazionale, che porterà l’Italia entro il 2017 a un rapporto aiuti/PIL attorno allo 0,30% (media dei Paesi OCSE). Si tratta di un obiettivo lontano dallo 0,7% entro il 2015 stabilito in sede Nazioni Unite, tuttavia, indica la volontà di attivare un processo di graduale riallineamento dell’Italia agli standard internazionali della cooperazione allo sviluppo.
Per quanto riguarda l’impegno del nostro Paese a favore della salute globale, data la decrescita negli ultimi anni dell’APS, siamo ben lontani dalla raccomandazione di finanziare la salute globale con lo 0,1% del PIL avanzata nel 2001 dalla Commissione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) su Macroeconomia e Salute[4]. Le stime per il 2011, infatti, attestano l’APS sanitario italiano intorno a 259 milioni di euro (equivalenti a 360 milioni di dollari), pari allo 0,017% del nostro PIL[5].
Il piano di riallineamento dell’Italia, pertanto, non può prescindere da un incremento degli aiuti per la salute globale. Il Ministero degli Affari Esteri privilegia lo stanziamento dei fondi APS attraverso il canale multilaterale, considerata anche la ridotta disponibilità di risorse umane in forza alla cooperazione allo sviluppo, che non consente interventi massici attraverso il bilaterale. Nel campo della salute globale ciò accade per la GAVI Alliance, a cui l’Italia destina il 24% del proprio APS sanitario. Tornare a finanziare il Fondo Globale, meccanismo multilaterale fondamentale per sconfiggere AIDS, tubercolosi e malaria, rappresenterebbe una strategia efficace per intraprendere il percorso di riavvicinamento agli obiettivi sanitari internazionali. La riunione conclusiva del quarto processo di rifinanziamento del Fondo Globale, che si terrà in autunno e nella quale i donatori saranno chiamati a esprimere il proprio impegno finanziario per il periodo 2014-2016, rappresenta, quindi, un’opportunità concreta per l’Italia per tornare a essere protagonista credibile nel campo della salute globale e della cooperazione internazionale.
Raccomandazioni per il rifinanziamento del Fondo Globale
1) L’Osservatorio AIDS chiede che l’Italia torni nuovamente a fare la sua parte nella lotta globale contro le pandemie, mettendo a punto una rinnovata strategia che parta da una dichiarazione di impegno finanziario nei confronti del Fondo Globale, in occasione della sessione finale della 4a Conferenza di Rifinanziamento, pari a 100 milioni di euro all’anno nel periodo 2014-2016. Tale cifra rappresenterebbe un contributo importante per raggiungere i 15 miliardi di dollari che collettivamente i donatori del Fondo Globale dovrebbero versare nel suddetto triennio e consentirebbe all’Italia di dare impulso al processo di avvicinamento all’obiettivo dello 0,1% del PIL da destinare alla salute globale.

2) L’Osservatorio AIDS chiede che l’impegno finanziario italiano sia accompagnato da un maggiore impegno politico nella struttura di governo del Fondo Globale, per monitorare e incidere sulle decisioni che riguardano il sostegno ai sistemi sanitari nazionali e il ruolo della società civile nelle fasi decisionali, con una particolare attenzione alla partecipazione attiva delle organizzazioni comunitarie di base e delle organizzazioni di donne.

 

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[1] OMS, Global Update on HIV Treatment 2013: Results, Impact and Opportunities, giugno 2013, http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/85327/1/WHO_HIV_2013.9_eng.pdf.
[2] Fondo Globale per la Lotta contro AIDS, Tubercolosi e Malaria, Fourth Replenishment (2014-2016) – Needs Assessment, 2013, http://www.theglobalfund.org/en/donors/replenishment/fourth/.
[3] Ibid.
[4] OMS, Commissione su Macroeconomia e Salute, Investing in Health for Economic Development, 2001, http://whqlibdoc.who.int/publications/2001/924154550x.pdf.
[5] Fonte: ActionAid Italia e Action for Global Health.

OMS: LA TERAPIA ANTIRETROVIRALE VA ANTICIPATA

In occasione della VII Conferenza su Patogenesi, Trattamento e Prevenzione dell’HIV che si sta svolgendo a Kuala Lumpur in Malesia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha presentato le nuove linee guida sull’uso della terapia antiretrovirale, in cui si raccomanda di iniziare il trattamento a chiunque abbia valori di CD4 inferiori alle 500 cellule per mm3, quando, cioè, il sistema immunitario è ancora forte. Nelle precedenti linee guida, pubblicate nel 2010, l’OMS raccomandava di iniziare il trattamento a 350 CD4 cellule per mm3 o meno.

Secondo l’OMS,  “recenti sviluppi indicano che la terapia antiretrovirale somministrata in anticipo consente alle persone con infezione da HIV di vivere più a lungodi avere una vita più sana e di ridurre notevolmente il rischio di trasmissione del virus”. L‘OMS stima che ci siano 34 milioni  di persone con infezione da HIV nel mondo e che alla fine del 2012 9.7 milioni di persone beneficiavano della terapia antiretrovirale. Seguendo le nuove raccomandazioni si potrebbero prevenire, tra il 2013 e il 2025, 3 milioni di decessi e altri 3,5 milioni di nuove infezioni da HIV[1].

Nelle coppie discordanti (in cui, cioè, uno dei partner è sieropositivo e l’altro no), la terapia antiretrovirale andrebbe iniziata subito, indipendentemente dalla conta dei CD4. Stesso discorso vale per le donne in gravidanza o allattamento e per i bambini di età inferiore ai cinque anni.

Le nuove linee guida elevano il numero di persone eleggibili per la terapia antiretrovirale nei paesi a reddito medio e basso da 16.7 a 25.8 milioni. L’applicazione delle nuove linee guida richiede, quindi, uno sforzo finanziario della comunità internazionale.



[1]OMS, Global Update on HIV Treatment 2013: Results, Impact and Opportunities, giugno 2013,  http://www.who.int/hiv/pub/progressreports/update2013/en/.

FIRMA L’APPELLO PER IL FINANZIAMENTO DEL FONDO GLOBALE CONTRO L’AIDS, LA TUBERCOLOSI E LA MALARIA

Il GFAN – Global Fund Advocates Network – ha lanciato la sottoscrizione di un appello rivolto ai leader mondiali per sostenere finanziariamente il Fondo Globale per la Lotta contro l’AIDS, la Tubercolosi e la Malaria. A ottobre si svolgerà la conferenza di rifinanziamento del Fondo Globale, in cui donatori saranno invitati a esprimere i propri impegni finanziari per i prossimi tre anni. Se i donatori investiranno complessivamente almeno 15 miliardi di dollari, entro il 2016 grazie al Fondo Globale sarà possibile raggiungere i seguenti risultati: terapia salvavita per 7.3 milioni di persone sieropositive, cura antitubercolare per 21 milioni di persone, distribuzione di 390 milioni di zanzariere impregnate di insetticida per la prevenzione della malaria.
Il GFAN è una piattaforma mondiale che riunisce organizzazioni, reti – fra cui l’Osservatorio AIDS – e comunità di persone colpite dalla tre pandemie, con l’obiettivo di sostenere il pieno finanziamento del Fondo Globale. L’appello ai leader mondiali è un’iniziativa promossa dal GFAN nell’ambito della campagna internazionale Here I Am, che dà voce alle persone colpite dalle tre pandemie, affinché siano ascoltate dai policy maker mondiali che prendono decisioni sulle loro vite e su quelle di milioni di persone che vivono nei loro paesi. Attraverso video testimonianze, azioni online e mobilitazioni in tutto il mondo, la campagna intende dare slancio allo sforzo collettivo per porre fine a tre fra le peggiori pandemie che affliggono il nostro pianeta.
Per salvare vite umane, è necessario mobilitare persone in tutto il mondo. Agisci anche tu, firma e diffondi l’appello ai leader mondiali a sostegno del Fondo Globale.

Il Fondo Globale AIDS, TB e Malaria annuncia un nuovo obiettivo: raccogliere 15 miliardi di dollari per sostenere la lotta contro le pandemie nei prossimi tre anni

Si conclude oggi a Bruxelles la prima sessione della conferenza di rifinanziamento del Fondo Globale per la Lotta contro l’AIDS, la Tubercolosi e la Malaria. Obiettivo dichiarato dell’organizzazione è raccogliere 15 miliardi di dollari da investire nei prossimi tre anni in programmi che consentano di salvare milioni di vite umane. “We have a choice: we can invest now or pay forever”, il direttore esecutivo del Fondo Globale Mark Dybul è stato chiaro: “Ci troviamo di fronte a un bivio: investiamo adesso o pagheremo per sempre. Le scoperte scientifiche ci forniscono un’opportunità storica per tenere sotto controllo le tre pandemie. Se non ne approfittiamo ora, i costi che dovremo sostenere nel futuro saranno elevati”.
A Bruxelles è stata presentata una stima dei fondi necessari per contrastare efficacemente AIDS, tubercolosi e malaria nei prossimi tre anni. Complessivamente, sarebbero necessari 87 miliardi di dollari, che potrebbero essere così ripartiti: 37 miliardi coperti dai Paesi che realizzano programmi di lotta contro le tre pandemie; 15 miliardi forniti dal Fondo Globale e 24 miliardi da altri canali di finanziamento internazionali. Questo sforzo collettivo garantirebbe quasi il 90% delle risorse necessarie per combattere AIDS, tubercolosi e malaria. Nel concreto, si stima che si potrebbero prevenire più di un milione di nuove infezioni di HIV ogni anno e che la terapia antiretrovirale potrebbe divenire disponibile per 18 milioni di persone; si potrebbe inoltre salvare la vita di 6 milioni persone colpite dalla tubercolosi ed evitare milioni di nuovi casi di malaria.
La società civile internazionale ritiene la previsione di crescita del finanziamento interno dei Paesi estremamente ambiziosa – passerebbe dagli attuali 23 a 37 miliardi di dollari – ed esprime perplessità anche per quanto riguarda la stima del livello di finanziamento internazionale, escluso il Fondo Globale, che si confermerebbe intorno a 24 miliardi di dollari. Considerando che alcuni donatori stanno congelando e altri addirittura stanno tagliando i budget destinati allo sviluppo, tale livello appare ottimistico. Gli attivisti, pertanto, auspicano che nuovi donatori sostengano la lotta contro le tre pandemie e che si ricorra a meccanismi innovativi di finanziamento.
In autunno si svolgerà l’ultima sessione della conferenza di rifinanziamento, in cui i donatori saranno invitati a esprimere il proprio impegno finanziario nei confronti del Fondo Globale per il periodo 2014-2016. In questo quadro si inserisce la situazione critica dell’Italia, che deve ancora versare i contributi promessi per il 2009 e il 2010, rispettivamente di 130 milioni di euro e che non ha mai più formulato impegni finanziari nei confronti del Fondo Globale. L’ultimo segnale risale alla fine dell’anno scorso, quando il Presidente del Consiglio Monti ribadì che il Governo intendeva riprendere a versare contributi al Fondo e che si sarebbe potuto provvedere a ciò tramite la legge di stabilità. Da allora soltanto silenzio.

 

Stefania Burbo
Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS

LILA: voteresti per me se avessi l’Hiv?

La “campagna elettorale” della Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids.
Otto domande ai leader di coalizione, protagonisti di una galleria di immagini.

La Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids lancia oggi la sua “campagna elettorale”, protagonisti i leader delle principali forze politiche che si sfideranno alle prossime elezioni. Rappresentati con una scritta che accompagna il loro volto, come nei manifesti elettorali: Voteresti per me se fossi sieropositivo? E un sottotitolo: Fermiamo l’Hiv, non le persone con l’Hiv.
In Italia è difficile che una persona che vive con l’Hiv possa diventare presidente del Consiglio. Perché non potrebbe viaggiare nei molti Paesi che ancora impongono il test Hiv negativo in entrata, pena la deportazione. Perché il suo ministro degli Esteri dovrebbe dimenticare che da anni ormai l’Italia, unico Paese del G8, non versa un euro al Fondo Globale di lotta a Aids, Tubercolosi e Malaria. Mentre i ministri della Salute e dell’Istruzione dovrebbero continuare a cancellare la parola preservativo in ogni iniziativa pubblica. Il ministro alle Pari Opportunità dovrebbe chiudere gli occhi di fronte alla sottrazione dei diritti delle persone omosessuali, e quello della Giustizia continuare a ignorare che le carceri stanno scoppiando grazie anche a leggi repressive per i consumatori di sostanze, a cui vengono negate politiche di riduzione del danno che proteggono la salute (di tutti) oltre a salvare vite umane. Il ministro del Lavoro invece dovrebbe sopportare le sempre più numerose richieste di test Hiv a dipendenti o aspiranti tali, mentre il ministro della Difesa dovrebbe continuare a sostenere che anche i ragazzi che si vogliono iscrivere ai licei militari devono prima presentare un certificato di negatività all’Hiv, come tutti coloro che vogliono accedere a un qualsiasi bando, per la ferma volontaria come per l’arruolamento di medici, psicologi, suonatori di trombone o canoisti. Sì, un presidente del Consiglio con l’Hiv avrebbe vita dura in Italia. Come dura, in Italia specialmente, è la vita per decine di migliaia di persone sieropositive.

La Lila ha deciso di promuovere una campagna che parla di stigma e discriminazione, che non solo offendono ma rendono difficile prevenzione e cure. Coinvolgendo, oltre ai candidati, gli elettori, i cittadini, per incoraggiarli a cambiare il proprio comportamento verso le persone con Hiv.

Una campagna fatta di immagini ma soprattutto di domande ai candidati. Con argomenti che non sono propri solo della Lila: sono raccomandazioni delle Agenzie internazionali, dell’Onu, della Commissione europea. Documenti che l’Italia ha sottoscritto, di organizzazioni di cui l’Italia è membro, impegnate in azioni in cui il nostro Paese è tenuto a fare la sua parte.

Tra gli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite è compresa la lotta contro l’Aids, ovvero bloccare l’epidemia entro il 2015 e invertire la tendenza attuale, entro il 2010 doveva essere garantito l’accesso universale alle terapie per tutti coloro che ne hanno bisogno. “Getting to zero”, raggiungere lo zero (zero nuove infezioni, zero morti aids correlate, zero discriminazioni) è anche lo slogan del piano di azione dell’Unaids al 2015. Ma dal 2009 l’Italia ha sospeso i propri contributi finanziari e non solo. Specchio della sua assenza in ambito internazionale è la scarsità di azioni di contrasto sul proprio territorio: prevenzione e difesa dei diritti sono istanze dimenticate anche in questa campagna elettorale.

Le domande della Lila ai leader politici, su preservativi, stigma, discriminazione sul lavoro, omofobia, consumo di sostanze, Fondo Globale, cercano ancora una volta di rompere il muro dell’indifferenza delle istituzioni politiche. Coinvolgendo nello stesso tempo l’opinione pubblica. Riportando i temi della lotta all’Hiv e all’Aids, come va di moda dire oggi, in agenda.

La campagna della Lila è ispirata da Aides, associazione francese di lotta contro l’Aids, con il suo consenso e sostegno.

Ulteriori informazioni sulla campagna, sulle domande rivolte ai leader di coalizione e sui dati citati si trovano all’indirizzo www.lila.it
Per avere le immagini in alta definizione contattare l’ufficio stampa Lila, recapiti in calce alla mail.

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Valentina Avon | Ufficio Stampa Lila
ufficiostampa@lila.it
mob ++39 348.0183527
www.lila.it

LILA | Lega italiana per la lotta contro l’Aids
Via Varesina 1 -22100 Como
Tel ++39 031.268828 Fax ++39 031.303716

APPELLO DELLE ORGANIZZAZIONI DELLA SOCIETÀ CIVILE ALLE ISTITUZIONI E ALLA POLITICA

LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE ALLO SVILUPPO:
TESSUTO CONNETTIVO DELLA COMUNITA’ GLOBALE

In vista delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio e della nuova legislatura, un significativo gruppo di organizzazioni della società civile lancia un Appello intitolato: “La cooperazione internazionale allo sviluppo: tessuto connettivo della comunità globale” (allegato) e chiede ai candidati di tutti gli schieramenti un preciso e forte impegno su dieci punti.
L’impegno per la cooperazione internazionale allo sviluppo può essere un elemento distintivo dell’identità degli schieramenti politici e come tale può contribuire a orientare la scelta degli elettori. Le organizzazioni promotrici dell’Appello, che contano diversi milioni di cittadini che le sostengono e ne condividono i valori, chiedono alle forze politiche di dichiarare la propria posizione e di prendere impegni precisi su dieci punti fondamentali per il futuro della cooperazione internazionale allo sviluppo.

In questi giorni l’Appello sarà inviato a tutti i soci, sostenitori, volontari e contatti delle organizzazioni promotrici, diffuso ai media e all’opinione pubblica e ai principali candidati alle elezioni politiche. Questi ultimi saranno invitati a rispondere all’Appello e a presentare e dibattere le loro posizioni in un evento pubblico nelle settimane precedenti le elezioni.
Le organizzazioni promotrici
 

APPELLO delle organizzazioni della società civile alle istituzioni e alla politica

Nel mondo attuale diritti, responsabilità, interessi, assumono dimensioni globali, facendo sparire la distinzione tra istanze nazionali e processi internazionali. Per questo crediamo che qualsiasi partito o coalizione sia chiamata a governare l’Italia nella prossima legislatura debba attuare una migliore e più coerente politica globale di sviluppo. In quanto organizzazioni della società civile impegnate nella lotta all’ingiustizia, nella promozione di un mondo più equo e sostenibile, nell’affermazione della pace, della coesione sociale, dei diritti delle donne e delle bambine, nei partenariati condivisi, chiediamo che la cooperazione internazionale allo sviluppo diventi la componente qualificante delle relazioni internazionali dell’Italia, più che l’impiego delle nostre forze militari all’estero. Le politiche per i diritti umani, la solidarietà, l’equità, la sostenibilità e la pace devono divenire elementi centrali della strategia internazionale dell’Italia, con chiare priorità geografiche e tematiche, promuovendo la partecipazione di tutti gli attori, pubblici e privati, legando strettamente le politiche e le pratiche nazionali a quelle dei territori: perché questo sistema di relazioni e di soggetti impegnati nella solidarietà e cooperazione internazionale è la forza reale del nostro Paese.L’Italia può e deve compiere una trasformazione culturale aprendosi alle sfide globali, dotandosi di una cooperazione internazionale allo sviluppo più attuale ed efficiente, che assicuri la coerenza, il coordinamento e l’efficacia delle politiche.

QUELLO CHE CHIEDIAMO IN 10 PUNTI: NUOVE POLITICHE, NUOVI STRUMENTI, NUOVE RISORSE

1. Nella composizione del prossimo Governo sia presente un alto referente politico alla guida della cooperazione internazionale allo sviluppo con una delega piena e ampia sui temi della cooperazione internazionale allo sviluppo.
2. Nel primo anno della prossima Legislatura il Parlamento riprenda e porti a termine la riforma legislativa della cooperazione italiana, accogliendo le proposte scaturite dal Forum della cooperazione di Milano dell’ottobre 2012 e favorendo la più ampia convergenza delle istanze di tutti gli attori, pubblici e privati, della cooperazione internazionale allo sviluppo del nostro Paese.
3. Il futuro Governo favorisca il coordinamento nazionale delle iniziative di cooperazione internazionale allo sviluppo, sostenendo e valorizzando in particolare il contributo della società civile impegnata nella solidarietà internazionale e la cooperazione e i partenariati territoriali.
4. Dal 2014 il Governosi impegni a destinare una quota crescente di risorse alle politiche di cooperazione internazionale allo sviluppo e a varare un piano di riallineamento progressivo e credibile degli aiuti italiani con gli obiettivi concordati in sede internazionale.
5. Il futuro Governo garantisca una maggiore e più attiva partecipazione dell’Italia nella definizione delle politiche e nell’attuazione della cooperazione europea e delle organizzazioni internazionali.
6. Il futuro Governo e le forze parlamentari si impegnino ad attuare pienamente una politica estera di distensione e promozione della pace, riducendo produzione, vendita e impiego degli armamenti, reinvestendo le risorse liberate nel budget nazionale in politiche coerenti di coesione sociale, aiuto e cooperazione internazionale allo sviluppo, attente alle tematiche trasversali delle relazioni di genere e della salvaguardia dell’ambiente.
7. Il futuro Governo e le forze parlamentari si impegnino, a partire dal 2013, a dedicare una quota considerevole dei fondi del Decreto per le Missioni Internazionali di Pace ai progetti proposti dalle ONG per le aree di riferimento, per l’aiuto umanitario, il rafforzamento dei processi democratici e il sostegno ai percorsi di pacificazione in favore delle popolazioni colpite da guerre civili e conflitti regionali e la promozione dei diritti delle donne.
8. Il Parlamento e il Governo rafforzino la Tassa sulle Transazioni Finanziarieincludendo nella base imponibile tutti gli strumenti derivati edapplicandola ad ogni singola operazione e non al saldo netto di fine giornata come previsto nell’attuale normativa. Il gettito sia destinato alle politiche sociali nazionali, alla cooperazione internazionale allo sviluppo e al contrasto ai cambiamenti climatici.
9. Il Governo rimuova le barriere fiscali, normative e burocraticheche ostacolano l’impegno della società civile nella realizzazione dei programmi di cooperazione internazionale allo sviluppo: stabilizzi ed elimini i massimali del 5×1000 e ne garantisca la rapida erogazione, innalzi il tetto delle donazioni deducibili, esenti dall’IRAP e riduca le tariffe postali per le Onlus, garantisca la quota per la “lotta alla fame nel mondo” dell’8×1000.
10. Il Governo rispetti gli impegni sulla trasparenza presi dall’Italia al Forum sull’Efficacia degli Aiuti di Busan, implementando lo standard comune per la pubblicazione elettronica periodica e completa delle risorse utilizzate per la cooperazione internazionale allo sviluppo e dei risultati ottenuti.

I Promotori dell’Appello al 14 gennaio 2013:

• AIDOS
• Annulliamo la Distanza
• Arcs-ARCI
• Associazione ONG Italiane
• CINI – Coordinamento Italiano Network Internazionali (Actionaid, AMREF, Emergenza Sorrisi, Save the Children, Terre des
hommes, VIS)
• CMSR – Centro Mondialità Sviluppo Reciproco di Livorno
• COASIC – Coordinamento ONG e Associazioni di Solidarietà Internazionale della Campania
• COCIS
• CoLomba – Coordinamento delle ONG Lombarde
• Comunità Papa Giovanni XXIII
• CONGER – Coordinamento delle ONG dell’Emilia Romagna
• CONGASS – Coordinamento ONG e Associazioni di Solidarietà Siciliane
• Coordinamento ONG e Associazioni di Cooperazione Internazionale della Toscana
• COP – Consorzio delle ONG Piemontesi
• Cooperazione Lazio – Coordinamento ONG del Lazio
• COSPE – Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti
• Dokita onlus
• FOCSIV- Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario
• GCAP Italia – Coalizione italiana contro la povertà
• IPSIA-ACLI
• Link 2007 – Cooperazione in Rete (Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Medici con l’Africa Cuamm, GVC, ICU, Intersos, Lvia)
• Mani Tese
• Marche Solidali – Coordinamento delle Organizzazioni Marchigiane di cooperazione ed educazione allo sviluppo
• Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS
• Oxfam Italia

 

Per informazioni e adesioni:
M. Egizia Petroccione – Portavoce CINI: egizia.petroccione@cininet.org cell: 334.339.41.97
Barbara Di Berardino – Segreteria CINI: segreteria.cini@cininet.org cell: 348.724.02.85